Si può mettere in funzione un cervello danneggiato?

 

Sì, ma…

cervello danneggiato

Le risposte variano, ovviamente, secondo il danno ricevuto, ma in linea ragionevole e approssimativa la risposta è positiva sebbene occorra tener conto che le cosiddette operazioni psicologiche non sono simili a quelle chirurgiche che si fanno con viti e piastre per congiungere due estremità interrotte. In psicologia ciò non è consentito, perché le sinapsi cerebrali non si possono avvitare. Nella pratica dell’ortopedia mentale, in genere, si giunge ad un cervello danneggiato tramite vie sensoriali e stimolazioni percettive. Allenare gli organi sensoriali per  sollecitare un collegamento sinaptico si usano giochi di movimento e di stasi in modo che il cervello impari a stabilire nuovi collegamenti con sinapsi non danneggiate tramite collegamenti di tatto, vista e udito in un rapporto cinestetico che coinvolga mente e corpo. E’ noto, infatti, che dal corpo si giunge al cervello percorrendo le stesse strade che dal cervello giungono alle sue estremità.

Per risvegliare un cervello impigrito da una lunga inerzia mentale, ad esempio, occorrerà  stimolare altre facoltà concomitanti come curiosità, interessi, desideri e bizzarrie varie che mettano in contatto le sinapsi cerebrali con la smania d’imparare per raggiungere un fine ambito.

Quali sono i limiti?

Cause congenite

limiti ortopedia mentale

I limiti più grandi per le varie applicazioni dell’ortopedia mentale, come per resto anche per la medicina, sono rappresentati dalla gravità delle lesioni e dalle potenzialità di recupero di ogni soggetto. Di fronte ad una natura cerebrale, con abilità congenite ridotte, si possono mettere in atto  addestramenti per migliorare il comportamento fisico e psicologico.

L’osservazione in campo libero è il primo contatto fra psicologo e soggetto da esaminare, con giochi intelligenti di costruzioni, manipolazione di oggetti e quant’altro possa servire per ottenere la sensibilizzazione delle attività cerebrali ed emozionali.

L’ortopedia mentale tramite manipolazioni di viso, torace,  braccia,  mani e  piedi, può raggiunge anche il livello emotivo perché le emozioni hanno origini molto complesse che investono la totalità del nostro organismo: dalla felicità al dolore, dal pianto al sorriso e dalla noia al divertimento, il nostro corpo fisiologicamente risponde nella propria percezione totale, dove sensazioni e sentimenti si fondono in un solo elemento che si chiama emozione.

Che cosa sono le emozioni

Stati d’animo

emozioni

Le emozioni sono movimenti interiori che determinano uno stato d’animo con o senza cause esterne. Non è detto, ad esempio, che un pianto sia causa di tristezza perché, a volte, la tristezza può essere l’effetto del pianto: “Io sono triste, quindi piango”. Analogamente: alla domanda “Perché sei annoiato?” si risponde normalmente “perché non mi diverto”, ma si potrebbe rispondere anche che “non mi diverto” perché “mi annoio”. Alla domanda “Perché non sei felice?” normalmente si è portati a rispondere, “perché ho dolore per ciò che succede nel mondo”, ma si potrebbe anche rispondere che, ” provando dolore per ciò che succede nel mondo”, “non si è  felici”.

Le emozioni non sono soltanto momenti di benessere, ma anche di malessere che fusi con le sensazioni e i sentimenti, generano suggestioni, turbamenti ed eccitazione. Perché di fronte alla musica di Puccini (esempio, morte di Mimì) si prova una forte emozione di pianto che scarica le tensioni? Si può star bene quando muore una persona? Certamente no, ma agendo la musica sulle emozioni, queste modificano il comportamento.  Servendosi di un racconto banale e frivolo come il testo della Bohème, il Maestro riesce a toccare le corde emotive che generano lacrime non di morte, ma di vita perché la musica quando è arte, dà vita.