Prima di iniziare un percorso psicologico…….

è bene sapere che:

separazione

Le Psicoterapie individuali, di coppia e di gruppo, richiedono semplicità di linguaggio, chiarezza nella scelta degli obiettivi, predisposizione al cambiamento mentale e corporeo. Mente e corpo sono due entità indistinte.

La separazione giudiziale, conseguita dopo lunghe accuse e litigi furiosi sono un trauma per i minori, mentre la separazione consensuale può arrecare anche benessere ai minori purché i genitori, dando reciproco consenso alla propria disunione, smettano di litigare dimostrando ai propri figli che il litigio, separa e l’accordo, unisce .

Il linguaggio di due persone litigiose è fastidioso perché le loro parole acquistano significato dal tono della voce e dagli atteggiamenti del corpo di chi parla e di chi ascolta. Un parlare aggressivo e ossessivo, genera intolleranza in chi ascolta; un corpo concitato, genera ostilità.

Una voce irritante e indisponente, maschile o femminile che sia, rompe la sintonia di un colloquio: il parlare e l’ascoltare, infatti,  è un fenomeno che include  pace e guerra, odio e amore, sobrietà e smodatezza. La salute, invece, è equilibrio fra mente e corpo, quindi occorrono sensatezza e intelligenza per mantenerlo.

Se volete approfondire l’argomento della salute psicologica e dell’intelligenza creativa, leggete l’articolo qui sotto riprodotto.

Si nasce o si diventa intelligente? a cura di Giuseppe Staffolani

Gli scienziati, in genere, sono orientati a sostenere che si nasce intelligenti mentre psicologi e educatori affermano che l’intelligenza è una facoltà che si acquisisce con l’esperienza. Questo dibattito, secondo me inutile, si è trasmesso fino ai nostri giorni ed io credo che sia superfluo discuterne, ma cerchiamo di vedere il perché.  Che cosa significa essere intelligente? Saper risolvere un problema con equazioni, o cavarsela tutti giorni per raggiungere un risultato positivo? Propenderei per la seconda risposta.

Inoltre: Da che cosa dipende l’intelligenza? Secondo me discende dalla qualità del cervello e dalle azioni che il pensiero spinge a compiere. In altre parole, l’intelligenza è il risultato fra genetica e ambiente.

La genetica rappresenta la composizione del cervello e l’ambiente ne è il suo dispiegamento nei vari momenti della vita. Quando inizia la vita? A mio avviso, non dopo la nascita, come siamo abituati a pensare, ma non appena si forma l’embrione. Da ciò consegue che i primi nove mesi intrauterini, sono i più preziosi perché in quell’ambiente ristretto si mescolano le sostanze biologiche dei genitori per dare inizio a una nuova intelligenza.

Durante i primi nove mesi il bambino si forma come essere unico e diverso dagli altri nel senso che nessuno potrà essere come lui e nessuno avrà la sua stessa intelligenza, la quale non è una somma di numeri, di movimenti e di azioni, ma è una sincresi perfetta di quel DNA e AMBIENTE che sono i suoi semi.

La Psicologia, la Psicoterapia e i Percorsi psicologici, sono concordi nell’affermare che l’intelligenza è quella facoltà che rende capace l’individuo di costatare le differenze fra il proprio Sé e gli altri, non tanto per esprimere un giudizio di valore o disvalore, quanto per comprendere che nessuno è uguale all’altro e che l’uguaglianza è solo rispetto delle differenze. Avere intelligenza vuol dire possedere un cervello costruttivistico, che si nutre del quotidiano vivere per realizzare il progetto dell’esistenza. Chi è intelligente non pensa se le proprie facoltà siano concentrate nella mente, nel cervello, nel corpo, ma nelle azioni e nel senso pratico della vita. Un Q.I. di novanta (poco intelligente), potrebbe dare risultati migliori di un Q.I. 120 (molto intelligente).

Quel patrimonio intellettivo d’intelligenza innata, confermato dagli scienziati, se non è messo alla prova nelle difficoltà della vita rischia di dare frutti sterili perché un cervello che non pensa, chiudendosi in se stesso si atrofizza, mentre un patrimonio genetico costruttivistico di modeste entità sottoposto a sensate esperienze, può compiere il miracolo di realizzare il futuro, demolendo gli ostacoli che la vita frappone fra passato e presente.

Io credo che questa sia l’intelligenza cui ognuno di noi dovrebbe aspirare per trovare riscontro in tutte le cose della Natura: nasciamo, infatti, predisposti a camminare, a pensare, a parlare per diventare intelligenti. Ciò che saremo non sta scritto solamente nel nostro DNA, ma anche nelle varie occasioni della nostra intera esistenza. Un bambino può diventare adulto con l’esperienza positiva e un adulto può ritornare bambino con un vissuto esperienziale negativo: questa è intelligenza della vita.

Nel 1994 i conservatori Murray e Herrnstein in un loro libro intitolato The bell Curve (La curva a campana) tentarono di riprendere la teoria ottocentesca della superiorità genetica occidentale adducendo che il quoziente d’intelligenza (ereditario) determina il destino degli uomini: falsificando di dati, misero a confronto soggetti neri un Q.I. più basso (87 punti) con soggetti bianchi con Q.I. di 102 punti.

Nel 1999, altri sostenitori dell’intelligenza acquisita per via esperienziale, come il Kamin, dimostrarono esattamente il contrario, ma anche codesti studi furono sottoposti a varie manipolazioni.

Due tesi a confronto, ambedue inutili e discutibili: se l’innatismo ha un vago sapore eugenetico, l’ambientalismo corre il rischio di vedere l’intelligenza separata dall’organo pensante come se fosse una funzione astratta. Personalmente ritengo che non abbia nessun senso  racchiudere l’intelligenza umana fra  due numeri, 90 e 110, per dire semplicemente che un individuo è normale.