Il pensiero (n.4 del 2013)

L’uomo è fatto per pensare: merito e dignità del pensiero

“L’uomo è fatto per pensare: E’ tutta la sua dignità ed è tutto il suo merito”. Ho citato questo pensiero di Pascal per introdurre, indegnamente, una mia opinione sulla psiche, che è la sede dei nostri pensieri nei suoi vari compiti di amare, volere, ragionare, immaginare, fantasticare, sognare e guidare anche l’intelligenza la cui funzione spesso è usata con scarsa consapevolezza per le imperfezioni delle facoltà umane, che mentre segnalano i limiti della nostra presunta grandezza, indicano anche la voglia di migliorarsi superando la nostra animalità.

Quale merito avrebbe, infatti, la mia elevazione psichica se non fosse considerata come lotta contro la mia imperfezione? La grandezza umana non consiste, forse, nel saper unificare la forza compulsiva dell’intelletto che, con la sua volontà anela al sapere, con l’energia mite e tollerante del sentimento, che funge da equilibrio  delle conoscenze? E’ vero che l’intelletto rappresenta la fonte del sapere, ma è pur vero che il sentimento debba costituirsi come suo coronamento affettivo, perché non è sufficiente che l’individuo capisca; occorre anche che senta.

Capire e sentire

 “Capire” e “sentire” all’unisono un messaggio, significa possedere una psiche sana e un organismo in perfetto equilibrio. Fino a quando queste due facoltà non si fondono nella unicità della persona, l’essere umano rischia di assumere un comportamenti distorti e disadattati.

Io credo che il  cosiddetto disturbo di personalità, ad esempio, si manifesti quando intelletto che serve per capire con la ragione e il sentimento, che serve per sentire con il cuore, non interagiscono simultaneamente ai fini del benessere completo dell’organismo. Ponendosi su posizioni opposte le due facoltà essenzialmente umane, finiscono per favorire disturbi di carattere e di personalità perché si stabilizzano come forze non collaboranti se non contrastanti nello stesso individuo. Perché ciò avviene? In  psicoterapia capita di sentire persone che con rabbia interagiscono con frasi di questo genere:” Non voglio capire “/ Non ti sopporto più/ Il tuo pensiero mi innervosisce. Queste frasi espresse soprattutto dalle donne verso i rispettivi mariti, meritano una interpretazione psicologica che mi permetto di esprimere.

La psiche, luogo dove si conciliano capire e sentire è plurale perché è un insieme di attitudini latenti non ancora manifeste che sono alla base delle varie “possibilità di essere” di ciascun individuo. Escludendo traumi natali o post natali, la psiche  possiede tutte le potenzialità necessarie per svilupparsi insieme all’organismo  unificando le varie attitudini:  l’intelletto che spinge al sapere e il sentimento che umanizza il conoscere. La fusione di intelletto e sentimento  serve per ammorbidire quel disturbo di personalità che rischia di diventare malattia quando la psiche non si predispone ad ascoltare i suggerimenti del sentimento, unico a fungere da mediatore in un equilibrata funzionalità organismica. Tutte le malattie comportano, infatti, uno squilibrio organismico perché il singolo individuo, sofferente, è più attratto dal dolore-sofferenza che non dal desiderio di dimostrare la propria integrità organismica. Nella Psiche confluiscono i pensieri, i ragionamenti e le varie fantasticherie che dànno forma ai sogni, all’immaginazione e all’intelligenza, o meglio, alle varie intelligenze. Quando non avviene la fusione psichica delle varie contraddizioni della vita, si manifesta il disturbo o la malattia del corpo o della mente.

Cosa è il pensiero?

E’ un termine molto usato e mai spiegato perché ha molti significati e non sempre può essere isolato da altre funzioni. La definizione più comune è quella che lo presenta come un’attività della mente per acquistare coscienza di sé e della realtà esterna, ma simile definizione non apporta nulla di concreto, perché l’uomo è tanto complicato da rendere indefinibile la sua estesa capacità di pensare. Per comprendere il pensiero nella propria agibilità concreta e pragmatica, fuori d’ogni forma d’astrazione, occorre parlare dei vari tipi di pensiero che caratterizzano le varie personalità degli uomini incontrati per la strada ciascuno con il proprio. 

Il pensiero autistico, è caratterizzato da rigidità o da incapacità nel comprendere le intenzioni altrui. Il soggetto con questo pensiero dominante, si isola dal mondo e si rinchiude in se stesso. E’ il pensiero di chi ha molti tratti di schizofrenia. E’ un pensiero distaccato dalla realtà “in un immaginario mondo intessuto di soddisfazioni, di desideri e di idee di persecuzione” ( E. Bleuler).

Il pensiero creativo è quello che proviene essenzialmente dal proprio interno, svincolato totalmente dalle pressioni del mondo esterno; tende a scoprire nuove forme di rielaborazione e d’interpretazione del mondo. E’ il pensiero del genio che spesso non è capito da chi si ritiene normale.

Il pensiero debole accentua il carattere problematico della vita sottoposta a dubbi, incertezze e verifiche. E’ il pensiero di chi si propone di mettere in discussione ogni forma di conoscenza senza affidarsi ad un sapere unico, universale e irreversibile. E’ il pensiero di chi non crede nei principi assoluti e nelle verità rivelate.

Il pensiero forte contrapponendosi al debole, stabilisce la priorità di determinati principi e valori assoluti.  E’ il pensiero di chi ha fede nel creazionismo e non, invece, nell’evoluzione dell’uomo che può cambiare idea secondo il corso della storia e l’evoluzione della scienza.

Il pensiero estroverso è caratterizzato dall’apertura al mondo esterno e dall’interazione con il pensiero altrui. Il soggetto estroverso ha opinioni proprie e le persegue tenendo in debita considerazione quelle degli altri ed è disposto a cambiare anche le proprie idee.

Il pensiero introverso è la tendenza di chi si ripiega su se stesso e s’interessa essenzialmente del proprio mondo interiore, con un atteggiamento molto distaccato dal mondo esterno. Le sue opinioni sono sempre più valide che quelle altrui e non fa nulla per interagire con loro.

Il pensiero realistico si attiene ai dati della realtà e della concretezza al di fuori d’ogni illusione.

Il pensiero magico è tipico dello stadio infantile e del modo primitivo di pensare. E’ una sorta di partecipazione mistica con le cose e gli oggetti ai quali si attribuisce un’anima e un’intenzionalità. che ritiene vi siano al mondo forze misteriose e segrete che riescono a dominare le forze umane.

Il pensiero intuitivo procede svincolato da sequenze logiche e coglie prontamente e con perspicacia ogni situazione problematica dandone immediata soluzione. E’ una comprensione immediata ed istintiva della realtà.

Il pensiero razionale si basa sui procedimenti d’induzione e deduzione. E’ il pensiero dei ricercatori e degli scienziati.

Il pensiero produttivo riguarda la capacità di saper riformulare una determinata situazione in vari modi, per migliorarne la comprensione ed articolarne soluzioni originali, genuine e fantastiche che nulla abbiano a che fare con quanto è già conosciuto. In un certo senso il pensiero riproduttivo ha molte affinità con il pensiero creativo che agisce con molta fantasia e con scarsi vincoli, mentre ha poca affinità con il pensiero rigido che si limita ad elaborare ed ordinare le informazioni. Ha, inoltre, molte affinità con il pensiero divergente capace di risposte flessibili, molteplici e originali, mentre ha poche affinità con il pensiero convergente capace di dare risposte corrette e standardizzate ma lontane dall’immaginazione creativa.

Cos’è il ragionamento?

Trovandoci di fronte a problemi da risolvere mentre pensiamo al “che fare”, mettiamo alla prova varie idee che, dopo attenta analisi, dovrebbero dare soluzione alla nostra domanda. Ragioniamo su ciò che ci conviene fare. Nel far ripartire un’automobile in panne, ad esempio, si possono mettere in pratica idee con soluzioni tradizionali come guardare le gomme, aprire il cofano, svitare le candele, gironzolare attorno all’automobile senza controllare il serbatoio della benzina. Tanti comportamenti che denotano un ragionamento convergente diretto al raggiungimento dell’unico obiettivo per ripartire al più presto con lo stesso mezzo magari correndo il rischio di rimanere di nuovo in panne. Codesto modo di ragionare è caratterizzato da inerzia e produce concezione di vita statica con abbandono fisico e mentale. Meglio sarebbe stato in questo caso, aver usare un ragionamento divergente che, procedendo in direzioni diverse con “idee aperte”, si giungesse ad un’infinita varietà di proposte nuove e forse anche stravaganti, dentro le quali si potesse scegliere quelle più adeguate alla soluzione del problema. Nel caso dell’automobile in panne, per esempio, meglio sarebbe stato chiamare immediatamente un carro attrezzi e farsi rimorchiare o costatare se il serbatoio fosse vuoto.

Il pensiero divergente, al contrario di quello convergente, è versatile, incostante ed eclettico, ma nella sua stravaganza promuove funzioni mentali diverse e idee originali. Del resto, possedere una concezione versatile della vita, non significa essere intraprendenti, laboriosi, operosi e creativi?

Cosa è l’immaginazione?

E’ capacità di creare immagini reali o fantastiche. L’immaginazione è molto legata al pensiero divergente perché “immaginare” significa concepire nuove possibilità o creare qualcosa di nuovo mai vissuto, come ad esempio, l’immaginare la trama di un romanzo prima di scriverlo o avere l’idea di vestirsi in modo diverso e fuori del comune. Cristoforo Colombo, ad esempio, dovette immaginare di raggiungere l’Oriente navigando verso Occidente prima di organizzare il suo viaggio e Copernico dovette immaginare che i pianeti si muovessero attorno al sole prima di dimostrarlo. Tutto questo è frutto di un ragionamento divergente dove il numero delle soluzioni è molteplice, mentre in un ragionamento convergente il numero delle soluzioni è limitato.

Va anche detto, però, che nessuna immaginazione si crea dal nulla, dato che è sempre un risultato di un materiale già sperimentato, su cui si può costruire nuove visioni, ma non si può immaginare, per esempio, di andare a sciare senza conoscere la neve.

Cos’è la fantasticheria? Sogni ad occhi aperti

La fantasticheria è un volo oltre l’immaginazione. Sognando ad occhi aperti è facile superare i limiti imposti dalla realtà. La fantasticheria nasce per superare i momenti di scontentezza. L’immaginazione, in genere, compensa un desiderio e porta all’azione, come il programmare una vacanza e poi farla; mentre la fantasticheria è un semplice castello in aria che si vive come sogno, ma anch’essa contribuisce allo sviluppo dell’immaginazione e dell’intelligenza.

Alcuni studi, infatti, hanno dimostrato, ma non so con quanta attendibilità, che chi non riesce ad usare il mezzo fantastico per arricchire la propria esperienza, può cadere in disturbi alimentari come bulimia o anoressia o nell’uso di droghe. I sogni ad occhi aperti, comunque, lungi dall’essere inconsistenti, sono sempre portatori di serenità e gioia di vivere.

Cos’è l’intelligenza?

Sappiamo che cos’è l’intelligenza desumendone il significato dalle varie attività che svolgiamo: “trarre profitto dall’esperienza”, “saper seguire un ragionamento astratto”, “adattarsi a nuove situazioni” “risolvere problemi”, “avere la capacità di apprendere molto in fretta”.  Diciamo quindi, in forma molto generica, che l’intelligenza è quella capacità che ci permette di fare qualche cosa nel miglior modo e nel minor tempo possibili. Secondo il mio punto di vista, forse, è un bene attenersi a questa definizione così generica perché qualsiasi precisazione definitoria espressa necessariamente con parole e valori limitati, ridurebbe il significato di un concetto dalle enormi potenzialità in grado di descrivere mondi mai conosciuti.

Possiamo anche immaginarla come una facoltà misteriosa e segreta che insieme con altre funzioni inesplorabili come i sentimenti e le emozioni, impartisce comandi alle complicate attività dell’organismo, pertanto non definirla significa valorizzarla insieme ai cento miliardi di cellule cerebrali sulle cui connessioni Lei si rapporta. E’ bene che l’uomo indaghi, ma credo che non riuscirà mai a comprendere le forze misteriose che lo avvolgono. La scienza può studiare il corpo in quanto materia, ma non la mente che lo guida. L’intelligenza non sta solo nel cervello, ma anche nel corpo:

Il cervello, si sa, si divide in emisfero sinistro e destro, collegati insieme da una banda di fibre nervose chiamata corpo calloso che ha il compito di farli funzionare unitariamente. Studi fatti su soggetti con lesioni cerebrali, hanno dimostrato che le fibre dell’emisfero sinistro presiedono alle funzioni del linguaggio, mentre quelle dell’emisfero destro, alimentano l’orientamento nello spazio. I due emisferi oltre a comandare ognuno la metà opposta del corpo, ospitano funzioni diverse che si possono così sintetizzare.

Emisfero sinistro: tatto della mano destra, linguaggio, scienza, scrittura, attività logiche e matematiche.

Emisfero destro: tatto della mano sinistra, immaginazione, percezione, scultura, danza, sensibilità artistica e musicale.

L’intelligenza dipende dal peso del cervello?

Alla nascita il cervello del neonato pesa 350 grammi. A sei mesi ne pesa circa 700, a quindi anni ha raggiunto già il suo sviluppo massimo fino ai 1350 grammi. Non è sicuramente il peso a determinare l’intelligenza dell’individuo. Il cervello di Einstain, (scienziato tedesco) per esempio, era nella media, quello di Byron (poeta inglese) pesava 2 chili, quello di Anatole France (scrittore francese) pesava 1150 grammi.

Suggerimenti per una discussione

Leggi due volte lentamente e attentamente il pensiero di Pascal e, scorrendo tutte le pagine, analizza il tuo modo di pensare./ Quale pensiero ritieni di possedere?/ Ragioni in modo convergente o divergente?/Quale emisfero credi di avere più sviluppato?/ Ti senti un matematico o un artista?

Letture consigliate:

Musatti, C., Trattato di psicoanalisi, Boringhieri, Torino, 1977.
Freud, S., L’interpretazione dei sogni, Boringhieri,1973.
Ornstein, E.Robert, La psicologia della conoscenza, Angeli, Milano, 1978.
AA.VV. Psicologia e Vita, Selezione dal Reader’s Digest, Milano, 1985.

Corretto e Riveduto nel maggio 2017