I tempi della vita – 4 (n.9 del 2014)

Marziale, nei suoi Epigrammi afferma che “la vita non è vivere, ma vivere in buona salute”. Simile principio, oggi come ieri, è l’interesse primario di ogni individuo che voglia trarre dalla vita il massimo godimento. Senza la salute, infatti, si sopravvive e la sopravvivenza, non significa stare sopra la vita, ma sotto di essa, perché significa cavarsela, sfuggire alla morte, continuare a vivere, ma senza trarre dalla vita quel benessere che essa potrebbe darti se tu imparassi a sfruttarla. Vivere, quindi, è sinonimo di buona salute fisica e psicologica; non è sufficiente stare bene fisicamente perché un semplice stato di ansia o una preoccupazione anche non eccessiva, che tolga l’equilibrio alla vita fisica, ti fa vivere in un mondo privo d’interesse, di suggestioni e magnetismi.

La vita fisica non può essere separata da quella psicologica perché è utopia pensare a un individuo perfettamente felice: la felicità sta nell’unione inscindibile di corpo e mente nell’eterna dinamica delle contrapposizioni fisiche e mentali. Là dove non c’è alleanza, fra vita fisica e psicologica, fra dolore e gioia, non c’è neanche la felicità. Se tu psicologicamente, non riesci a tollerare nessun disagio fisico, il corpo si ribella alla mente e scatena il conflitto da cui deriveranno disagi e malattie. Molti sono i nemici che avversano l’accoglienza del dolore. Cito i più noti.

1) L’ignoranza, o la non conoscenza dei bisogni è il primo nemico da abbattere. Il dire: Ce la faccio da solo, Non ho paura di nessuno, Non ho bisogno di te, e altre frasi di tal senso, testimoniano la non conoscenza del Contratto sociale che sostituisce lo Stato di natura“. Il primo ti dà regole, stabilità, diritti e doveri, restringendo quel campo d’azione che lo Stato originario di natura ti aveva concesso e in cui eri più libero, ma anche più instabile e più predisposto ai pericoli. Credendo di essere padrone del mondo, avevi anche una buona dose di saccenteria emotiva, mentre in realtà, eri solo vittima di certe circostanze, dalle quali non potevi difenderti da solo.

2)L’ignavia o passività accidiosa è il secondo nemico da combattere, perché se un individuo non fa nulla per conquistare una porzione del mondo, non è pensabile che il mondo vada da lui, per essere conquistato. La vita è sempre un abbraccio fra due entità. Infatti, una pianta si radica in terra, una casa si posa sulle proprie fondamenta, la neve si scioglie al sole, l’acqua si congela con il freddo, il sole riscalda la terra, l’uomo tende la mano all’altro: quando la respinge, scoppia il conflitto e fa la guerra.

3) L’ingordigia non è un semplice difetto di gola, come di solito si afferma. Essa designa una personalità irrefrenabile a possedere più di quanto sia necessario alla propria esistenza.  L’ingordo ha una personalità orale infantile: un bambino ha piacere di assumere cibo, l’ingordo acquisisce potere divorando; un bambino si attacca con determinazione al seno, l’ingordo si attacca con ostinazione alle cose e persegue i propri interessi; un bambino morde se gli togli il seno della mamma, l’ingordo è aggressivo se gli togli i suoi beni; un bambino rifiuta il cibo, l’adulto si chiude in se stesso e diventa asociale. L’ingordigia è una tendenza che tende a distruggere tutto ciò che è fuori del proprio , per avere tutto dentro di .