I tempi della vita – 3 (n.8 del 2014)

Considerazioni psicologiche

Giuseppe Staffolani

 Tempi della vita (3)

Si vive in modi diversi: sfruttando le energie della mente per cambiare la realtà o adagiandosi supinamente ad essa, subendone le conseguenze. Il primo modo è proprio delle persone attive che vivono il presente e immaginano fertili stagioni future, il secondo modo è caratteristico degli individui passivi, oziosi e perdenti che si allontanano anche dai cicli fisiologici della natura che non è mai sconfitta o vincente, ma  sempre attiva nell’eterno fluire delle cose, generando e distruggendo.

Per la Natura c’è sempre un domani, anche se gradevolmente ripetitivo e monotono, mentre per alcuni individui, c’è solamente un presente sgradevolmente noioso e, sarebbe facile considerarli malati, se non fosse perché sono solamente indifferenti, disinteressati e insensibili, sempre identici a se stessi. Il mutamento li spaventa.

L’uomo ozioso non è malato nella propria natura, lo è nell’esplicitazione delle proprie funzioni: è stanco, stantio, deluso e obsoleto, incompleto. Lui non si è mai migliorato, non ha mai superato se stesso e non ha mai voluto completarsi. Il ristagno è la sua predilezione.

E’ un uomo infantile che ha perso l’aspirazione a diventare grande; si è chiuso in sé, pensando alla propria sopravvivenza e non, invece, alla vita, che è tempo, forza e durata. Dal suo stato di malinconia e di tristezza, per paura, rischia di non uscirne più, perché non sa sfruttare la malinconia come un momento positivo della vita.

Di che cosa ha paura?

Ha paura di se stesso che non riesce a vedersi in una dimensione superiore. Ha paura di diventare un altro uomo perché non sa immaginarsi migliore di ciò che é. Per vincere la paura di vivere, alcuni vanno in discoteca, si ubriacano, si drogano, stuprano, uccidono, rubano e, per evadere dalla loro triste consuetudine, affermano che la vita è schifosa, ma non si accorgono che, in quel mondo, essi ci sguazzano.

Vivono attimi fuggenti svantaggiosi e senza senso, perché non scelgono, essi rimangono lì, a compiangere sempre se stessi, a rimpiangere il tempo perduto e a invidiare la sorte di chi esercita la propria volontà, per costruirsi tempi migliori. Non si rendono conto, per esempio, che ogni attimo della vita è sempre fuggente: dopo alcuni secondi, quel momento di prima non c’è più e tu perdi quel treno, senza sapere dove ti avrebbe portato, se tu l’avessi preso. Tu rimani in panchina ad aspettare altri treni, e non ti accorgi che il tuo cervello, si adatta alla facile comodità dell’ozio e non avverte più che il mondo corre davanti a te.

Il tuo cervello pensa di non avere più nessun interesse per una vita, che si muove per allietare lo spirito e produrre benessere e tu inganni il tempo pensando il “nulla”, che è la morte dello spirito, senza del quale il tuo corpo materiale non saprebbe dove andare. Per questo tu stai lì, seduto in panchina a sbadigliare infreddolito e annoiato a pensare alle ingiustizie della vita, senza considerare che questa vita, te la devi costruire, senza pretendere che ci sia sempre qualcun altro ad aprirti la strada.