I tempi della vita – 3 (n.8 del 2014)

Considerazioni psicologiche per stimolare il pensiero

Giuseppe Staffolani

 Tempi della vita

1) Si vive in modi diversi: sfruttando le energie della mente per cambiare la realtà o adagiandosi supinamente ad essa, subendone le conseguenze. Il primo modo è proprio delle persone attive che vivono il presente e immaginano fertili stagioni future; il secondo modo è caratteristico degli individui passivi, oziosi e perdenti che si allontanano anche dai cicli fisiologici della natura che non è mai sconfitta o vincente, ma  sempre attiva nell’eterno fluire delle cose, generando e distruggendo. Per la Natura c’è sempre un domani, anche se gradevolmente ripetitivo e monotono, mentre per alcuni individui c’è solamente un presente sgradevolmente noioso e sarebbe facile considerarli malati, se non fosse perché sono solamente indifferenti, disinteressati e insensibili, sempre identici a se stessi. Il mutamento li spaventa.

2) L’uomo ozioso non è malato nella propria natura, lo è nell’esplicitazione delle proprie funzioni: è stanco, stantio, deluso e obsoleto, incompleto. Lui non si è mai migliorato, non ha mai superato se stesso e non ha mai voluto completarsi. Il ristagno è la sua predilezione. E’ un uomo infantile che ha perso l’aspirazione a diventare grande; si è chiuso in sé pensando alla propria sopravvivenza e non invece, alla vita, che è tempo, forza e durata. Dal suo stato di malinconica tristezza, per paura, rischia di non uscirne più perché non sa sfruttare la malinconia come un momento positivo della vita.

3) LEssere umano, a volete, ha paura di se stesso perché non riesce a vedersi in una dimensione superiore. Ha paura di diventare un altro uomo perché non sa immaginarsi migliore di ciò che è. Per vincere la paura di vivere va in discoteca, si ubriaca, si droga, stupra, uccide, ruba e per evadere dalla  triste consuetudine, afferma che la vita è schifosa, ma non si accorge che in quel mondo ci sguazza. In cotale vita alcuni individui vivono attimi fuggenti senza senso perché non scelgono,  compiangono se stessi e rimpiangono il tempo perduto invidiando la sorte di chi esercita la propria volontà per costruirsi tempi migliori. Non si rendono conto ad esempio, che ogni attimo della vita è fugace perché  dopo alcuni secondi quel momento di prima non c’è più e tu perdi quel treno senza sapere dove ti avrebbe portato se  l’avessi preso. Tu rimani in panchina ad aspettare altri treni e non ti accorgi che il tuo cervello si adatta alla facile comodità dell’ozio senza avvertire il mondo che corre davanti a te.

4) Se il tuo cervello pensa di non avere più nessun interesse per la vita che si muove per allietare lo spirito e produrre benessere, e tu inganni il tempo pensando il “nulla”,  renditi conto che è la morte dello spirito, senza del quale il tuo corpo materiale non saprebbe dove andare. Per questo tu stai lì, seduto in panchina a sbadigliare infreddolito e annoiato pensando alle ingiustizie del destino, ma non consideri che la vita te la devi costruire senza pretendere che ci sia sempre qualcun altro ad aprirti la strada.