I tempi della vita – 1 (n.6 del 2014)

Considerazioni psicologiche 

L’esistenza di un individuo è racchiusa biologicamente entro due tempi fondamentali: la nascita, che segna il momento dei progetti e la morte, che ne attesta la fine. Per non essere dimenticato, l’uomo s’inventa modi per essere ricordato: pensa di andare in Paradiso per vivere in eterno o sui libri di storia per per le proprie prodezze. Durante un percorso psicologico un individuo esclamò: “Nella vita sono stato sempre il primo e non mi vergogna a dirlo”.

L’uomo non ha mai considerato che la vita è iniziata  nove mesi prima della nascita, durante i quali  ha costruito tutte le potenzialità della propria esistenza. Con codesto tipo di educazione, tutti noi, ci siamo convinti o (ci hanno fatto credere), che il periodo intrauterino sia stato inutile. In psicoterapia questa verità viene sempre a galla. Un corpo fisico, potenzialmente predestinato ad avere facoltà di pensiero astratto, inizia a vivere il giorno in cui il seme trova il terreno adatto per germogliare, esattamente come le uova di un uccello, che iniziano ad avere vita quando la femmina, grazie ad una misteriosa febbre della natura animale, inizia a covarle.

Pensare che un cervello, composto di materiale concreto, possa realizzare un’attività di pensiero astratto, è una trasfigurazione tanto misteriosa che rappresenta uno dei più grandi enigmi dell’uomo. Per questa sua misteriosa immagine  non è accettabile quella carta d’identità che fa iniziare la sua nascita dopo l’uscita dal grembo materno. La Psicologia non può rimanere silenziosa di fronte a questo errore.

Dopo che il bambino esce dal grembo materno, il medico gli molla con benevolenza una sculacciata a tradimento per facilitare la sua respirazione, ma lui, non comprendendone il significato, avverte che il mondo gli è nemico. È la prima contraddizione reale che incontra nella vita. Il bimbo reagisce piangendo, all’oltraggio del medico e alle altre situazioni della circostanza, ma per fortuna arriva l’abbraccio della mamma che, stringendolo a sé, gli imbocca il capezzolo e lui, ritrovata la propria serenità, soddisfa i propri bisogni e si addormenta, ricominciando a succhiarsi il pollice come se nulla fosse accaduto. La contraddizione è stata risolta. Il mondo torna a essere amorevole e accogliente, la paura di vivere  si tramuta in serenità, ma non per sempre perché ben presto, anche lui dovrà iniziare a lottare per soddisfare i propri bisogni: il mondo non sempre è amico.