Il gioco delle Emozioni (n.1 del 2013)

Motivazioni e Emozioni.

Ogni organismo umano ha in se stesso un impulso che lo spinge ad esistere, per “sorgere, apparire, venire fuori”.  E’ l’impulso primordiale della vita, mediante il quale ogni individuo si crea la motivazione indispensabile per appagare i propri bisogni vitali. Grazie ad esso il genere umano ha tramandato se stesso nei secoli e proprio per questo, tutti noi siamo figli di un fondato motivo per vivere: una vita senza motivazioni è priva di senso. Grazie a questo fondato motivo, l’essere umano sente il bisogno di realizzarsi misurandosi con i propri progetti realizzabili e con quelli ipotizzabili. L’uomo della cultura, grazie a codesto meccanismo motivazionale, ha superato l’uomo in natura migliorando la qualità della vita e prolungandola verso mete sempre più elevate ed ambiziose.

Questa spinta interiore fa sì che l’uomo si senta amato ed accettato per affiliarsi agli altri, soddisfare il desiderio di elevarsi nella gerarchia del gruppo, avere maggiore prestigio realizzarsi con l’ambizione di differenziarsi dal gruppo e assumere potere.

Thomas, per esempio, afferma che l’individuo agisce per soddisfare quattro fondamentali desideri:  sicurezza, essere riconosciuto per i propri meriti,  avere risposte gratificanti da parte degli altri e fare nuove esperienze, mentre Maslow afferma che l’uomo si realizza quando soddisfa i suoi bisogni fondamentali da quelli fisiologici e quelli di sicurezza; da quelli d’appartenenza a quelli d’amore; da quelli di stima a quelli d’autorealizzazione.

Murray, infine, oltre ai dodici bisogni viscerogeni che soddisfano le esigenze fisiche dell’organismo come il bisogno di respirare, bere, mangiare, enumera quelli psicogeni, che nel corso delle esperienze interpersonali e sociali si sviluppano in stretta connessione con le emozioni. Li cito come sono stati riportati nella rivista PSICOLOGIA (Giunti editore)

Bisogni associati ad oggetti inanimati.

1) Acquisizione: riguarda il possesso e la proprietà di beni.
2) Conservazione: raccogliere, aggiustare, salvaguardare le cose.
3) Ordine: organizzare e sistemare gli oggetti con pulizia, ordine e precisione.
4) Tesaurizzazione: è il desiderio di accumulare le ricchezze; essere frugale, parco e avaro.
5) Costruzione: capacità di organizzare e costruire nuove imprese.

Bisogni ambiziosi, volitivi, di protagonismo e di prestigio.

1) Superiorità: bisogno di eccellere con successo e riconoscimento.
2) Successo: superare gli ostacoli, fare qualche cosa meglio degli altri, conquistare potere.
3) Considerazione: suscitare lodi ed elogi; esigere rispetto.
4) Esibizione: essere al centro dell’attenzione per eccitare, divertire, elettrizzare gli altri.
5) Integrità: restare immune da offese; conservare il proprio buon nome.
6) Evitare l’inferiorità: ovverosia l’insuccesso, la vergogna, l’umiliazione, il ridicolo.
7) Difesa: difendersi dal biasimo e giustificare le proprie azioni.
8) Reazione: superare la sconfitta reagendo o scatenando, nei casi più gravi, la rappresaglia

Bisogni concernente l’esercizio del potere o la sottomissione ad esso.

1) Dominanza: tendenza d’influenzare o controllare gli altri.
2) Sottomissione: ammirare un superiore e servirlo con gioia.
3) Somiglianza: imitare o emulare gli altri, credere e trovare accordi.
4) Autonomia: resistere all’influenza altrui. Difendere la propria indipendenza.
5) Contraddizione: agire in modo diverso dagli altri; d’essere unico.

Bisogni relativi ai torti verso gli altri e verso se stessi. 
1) Aggressione: assalire o danneggiare o ridicolizzare una persona.
2) Umiliazione: sottomettersi e accettare le punizioni; autodisprezzo.
3) Evitare il biasimo: i rimproveri e le punizioni.

Bisogni concernenti gli effetti interpersonali.

1) Gregarietà: riguarda i rapporti d’amicizia e di colleganza.
2) Rifiuto: escludere una persona.
3) Nurturance: nutrire, aiutare, proteggere.
4) Soccorso: cercare aiuto e protezione per essere dipendente.

Altri bisogni socialmente rilevanti

1) Gioco: rilasciarsi, divertirsi, cercare un diversivo.
2) Conoscenza: indagare, porre domande, soddisfare la curiosità.
3) Esposizione: mostrare, informare, spiegare, interpretare, insegnare.

Tutti i bisogni sopracitati sono ugualmente importanti e sono concatenati gli uni agli altri. Sarà la natura di ogni individuo ad individuare quelli più utili e necessari per sviluppare la propria crescita.

L’uomo è “ragione” e “sensorialità”

Ogni individuo soddisfa, in genere, i propri bisogni per crescere secondo ragione e coscienza, ma ciò non sempre si verifica perché esistono forze inconsce che spesso dominano la ragione; per cui è lecito affermare che in ogni motivazione c’è un elemento conscio ed uno inconscio.

Un giovane, per esempio, può provare una forte emozione innamorandosi di una ragazza non necessariamente bella ma gli richiami la figura benevola e seducente della mamma. In questo caso l’accettazione della ragazza avviene per influenza del ricordo materno. Analogamente una ragazza può essere attratta dall’aspetto fisico di un giovane, ma in lui può anche notare alcuni atteggiamenti aggressivi simili a quelli del padre. In questo caso ,il ricordo del padre fa scattare l’inaccettazione della persona. Ogni amore, infatti, inizialmente nasce per empatia poi si struttura in modo sempre più cosciente nella mente, per via di connessioni fisiologiche e psicologiche che alimentano le dinamiche d’identificazione  (obbedienza-sottomissione) o le dinamiche della differenziazione (repulsione-rifiuto).

Odio e Amore

Dalla precedente costatazione possiamo quindi affermare che l’uomo agisce spinto da due sentimenti fondamentali: l’odio che alimenta l’impulsività e il predominio e l’amore che converte la tendenza distruttiva in padronanza di sé per procurare benessere altrui.

In modo molto generico: chi obbedisce ai soli impulsi senza saperli dominare è persona egoista con scarsa capacità di amare; chi, invece, agisce per procurare benessere con forti cariche affettive è persona altruista che riempie il proprio cuore con la gioia altrui. Esiste una terza qualità della persone che, però, fa  riflettere. E’ quella di chi non agendo, non facendo nulla come si suole dire di chi si mette alla finestra, è un debole senza spina dorsale che segue la via tracciata dagli altri che è la qualità peggiore perché è priva d’inventiva, di entusiasmo e di creatività.

Da questo presupposto consegue che le emozioni (cariche affettive) sono elementi costitutivi della motivazione stessa, perché l’amore(affetto, tenerezza, attaccamento) produce un comportamento finalizzato al benessere, mentre l’odio (disamore, rancore, distacco) sviluppa un comportamento elusivo, ambiguo e sfuggente, finalizzato al malessere.

Sintomi delle emozioni.

Ogni emozione trasmette al corpo sintomi di benessere e di malessere. La gioia diffonde sicuramente uno stato d’euforia, esaltazione ed ottimismo, mentre l’infelicità infonde sconforto, abbattimento ed apatia. Un aumento del battito cardiaco dopo un’intensa emozione e l’accelerazione del flusso sanguigno dopo una corsa, possono essere cause di lieve preoccupazione perché si sente battere il cuore in maniera inconsueta, ma le due manifestazioni sono indispensabili per l’omeostasi corporea. Da queste due riflessioni si può dedurre che benessere e malessere spesso coincidono e che lo stato di salute dipende da un equilibrio che, nella maggior parte dei casi, l’organismo recupera autonomamente. Cito altri esempi in cui simili fenomeni sono palesi.

Fenomeni corporei non controllati

Irrorazione sanguigna: la pressione del sangue cambia secondo le varie emozioni. Il rossore che spesso compare nel viso della gente a seguito di una forte emozione è provocato da una dilatazione dei vasi sanguigni che dal centro portano il sangue alla periferia, mentre il pallore del volto denota una vasocostrizione, ovverosia un restringimento degli stessi vasi di fronte alla paura.

Battito cardiaco: di fronte ad una forte emozione il ritmo cardiaco aumenta per portare maggiore afflusso di sangue alle periferie del corpo. Per questo il cuore è stato sempre considerato come simbolo delle emozioni, mentre in realtà, è un puro muscolo che non dipende dalla nostra volontà come molte altre funzioni del nostro corpo:
Respirazione: il ritmo della respirazione subisce una modificazione in tutti i casi di conflitto emotivo.

Reazione pupillare: la pupilla si dilata nei momenti di rabbia e di dolore e si restringe nei momenti di quiete. Salivazione: un’eccitazione emotiva (fare una conferenza importante) produce aridità della bocca a causa della diminuzione di saliva. Reazione pilomotoria: è il nome scientifico della cosiddetta ”pelle d’oca” che si sente quando i peli si drizzano. Movimenti intestinali: la nausea o la diarrea è un sintomo che si sente di fronte ad una forte eccitazione emotiva negativa. Stati emotivi persistenti possono dare origine ad ulcerazioni intestinali o dello stomaco.Tensione muscolare: molte volte diciamo ad un amico, “Sei troppo teso, rilasciati”. Queste tensioni sono sintomi degli stati emotivi persistenti. L’individuo, in questo caso, contraendo simultaneamente i muscoli antagonisti entra in tensione con tutto il suo corpo.

Comportamento motivato

Il comportamento motivato è una fase intermedia fra il soddisfacimento di un bisogno e l’atto stesso del soddisfacimento. Esempi.

1) Mi accingo a fare una corsa. Quel semplice movimento di riscaldamento motiva il mio cuore a battere più in fretta per aumentare l’irorazione sanguigna e rigenerare il mio corpo.
2) Sono affamato, quindi mi metto alla ricerca di ciò che vorrei mangiare e, mentre cerco il cibo, pregusto un buon pranzetto.

Non sempre, però, tutto funziona come previsto perché nel caso in cui la ricerca del cibo è interrotta da eventi incontrollabili, sorge nell’individuo insoddisfatto un sentimento di fastidio, ansia e paura per non essere stato in grado di portare a termine l’azione per soddisfare il bisogno iniziale. Questa interruzione è compensata dall’autoincoraggiamento, incentivo positivo che conduce al successo e che si contrappone all’autoscoraggiamento, freno negativo che degenera nell’insuccesso: due varianti emotive sempre presenti nell’apparato psicologico.

Reprimere o espandere le emozioni?

Le emozioni troppo forti possono produrre malessere, quindi la filosofia della vita consiglia di attenersi ad una formula definita Igiene delle emozioni da vivere secondo giusta misura senza eccessi e senza repressioni. L’eccessiva esuberanza, infatti, falsifica la realtà e il mondo fisico è completamente trasfigurato e proiettato mentalmente lontano dall’esperienza quotidiana, mentre la semplice ed umana gioia di vivere che deriva dall’essersi ripagato dalle delusioni e dai dolori rappresenta l’equilibrio ritrovato a contatto con la realtà.

Ciò fa pensare che la vera felicità non sia un salto mortale fuori delle regole dell’esistenza, ma è un equilibrio fra le illusioni e le delusioni; fra il desiderio di fare qualcosa per il futuro e il rimpianto per le cose passate; fra la repressione e la liberazione delle passioni. La repressione intesa come soffocamento delle emozioni è negazione del benessere, ma si può reprimere un’emozione? Credo sia molto difficile perché quando ci si prova senza riuscirci, quella stessa emozione non adeguatamente vissuta o repressa produce altri sintomi patologici.

Come controllare le emozioni?

a) Accettato il principio del freno: ogni individuo deve costruirsi forme d’autocontrollo e di difesa per salvaguardare la salute del proprio organismo. Per questo non esistono regole ma fatti ed esperienze di vita.
b
) Arrossendo: arrossisco per la vergogna? Penso immediatamente di avere tanti altri lati buoni e che ci sono altri che si vergognano più di me.
c)  In una conferenza ho dimostrato aggressività? Racconto immediatamente una barzelletta per distogliere l’attenzione.
d) Ammettendo il contrario di ciò che si é: sono sembrato troppo debole? Rilevo, sorridendo, che io, in fondo in fondo, sono molto autoritario e nessuno mi crederà.
e) Ammettendo il proprio difetto: ho deluso? Affermo, sorridendo, che la tristezza non fa parte della mia personalità.

La ruota delle emozioni.

Lo scienziato americano Robert Plutckik, nel 1980 ha affermato che le emozioni sono una sequenza complessa di eventi legati ad uno stimolo. Dall’incontro di otto emozioni primarie (paura, sorpresa, tristezza, disgusto, rabbia, aspettativa, gioia, accettazione) scaturiscono otto sentimenti (Aggressività, Ottimismo, Amore, Sottomissione, Spavento, Delusione, Rimorso, Disprezzo).

Rabbia + aspettativa = AGGRESSIVITA’
Aspettativa + Gioia = OTTIMISMO
Gioia+Accettazione= AMORE
Accettazione+Paura= SOTTOMISSIONE
Paura+Sorpresa= SPAVENTO
Sorpresa+Tristezza= DELUSIONE
Tristezza+Disgusto= RIMORSO
Disgusto+Rabbia= DISPREZZO

Critica alla ruota. Questa ricerca, ovviamente, è orientativa e si presta a numerose critiche in quanto non sempre è chiara la distinzione fra emozioni, motivazioni e sentimento. Si può provare un’emozione, ad esempio, per motivi inconsci come nei casi in cui ci si sente irritati senza conoscerne il motivo, mentre il sentimento è sempre caratterizzato dall’intenzionalità perché si ama o si odia qualcuno per un motivo specifico. L’emozione è uno stato d’animo di breve durata, mentre il sentimento è più stabile e complesso. Io posso essere arrabbiato senza sapere il perché, ma se amo o odio qualcuno significa che ho fatto una rielaborazione cognitiva e so il perché.

Suggerimenti per una discussione.

Per quale motivo tu intraprendi un’azione? Perché senti il bisogno di agire? E se non agissi come ti sentiresti? Quali sono stati i bisogni che ti hanno spinto a fare qualche cosa? Sei soddisfatto o avresti potuto fare altro? Come definiresti chi non fa nulla? Perché ti sei innamorato di quella tale ragazza e non, invece, di un’altra? Qual è stata l’emozione più grande della tua vita? Nel vivere le tue emozioni ti trovi in contrasto con l’educazione ricevuta? Ti senti libero di vivere le tue emozioni o temi che qualcuno ti può giudicare?

Letture consigliate 

Thomas W.I.-Murray riportati da E.R. Hilgard in Psicologia, Giunti, Firenze, pagg.146-148.
Maslow, A.H. Motivazione e personalità, Armando, Roma.
Piaget, J. La nascita dell’intelligenza, Giunti, Firenze.
Spitz, R.A. Il primo anno di vita, Giunti, Firenze
Plutchik. R: Un linguaggio per le emozioni, Psicologia contemporanea 1981.