Conformista e Anticonformista: tu come ti senti?

La rivoluzione non è l’unico modo per risolvere i problemi

Anticonformista rivoluzionario

Il compromesso

Chi è il conformista? Conformista è chi ha una tendenza di adeguarsi alle opinioni, ai fatti e alle idee di una maggioranza nel modo nel gestire politica, educazione e vita. Cambiare, per il conformista, è solo opportunità.

Chi è l’anticonformista? Anticonformista è chi si ribella al consueto modo di pensare della maggioranza. Può essere anche un eccentrico o un solitario, ma per lui cambiare è un bisogno e un dovere.

L’anticonformismo è una conquista del cervello che vuole regole nuove ma ritiene di essere dominato dallo strapotere del conformismo che avrebbe egemonizzato Cultura e Istituzioni. Un esempio storico l’ha dimostrato Lenin dopo la lettura del Capitale di Marx accusandolo di aver fallito nel credere che si potesse vivere in una società perfetta di uguali con la rivoluzione del proletariato. Il fallimento  anticonformista di Marx ha dimostrato che non bisogna credere in un dio falso che promette di risolvere i bisogni umani solo con la rivoluzione (del proletariato), ma anche in altri modi perché non essendo essa conciliabile con “uguaglianza e ricchezza”, necessariamente  deve diventare compatibile con i “compromessi”.

Il conformismo è una tendenza all’adattamento perché considera la Società come un insieme di regole e di regolamenti istituzionali che lo trascendono, mentre l’anticonformista considera la Società come un’interazione d’individui che crescono e si evolvono insieme, per cambiarla.

Le idee del conformista e  dell’anticonformista, ambedue emendabili con cuorcervello, buon senso e riflessione valutando i bisogni “di chi ha e di chi non ha”,”di chi domina e di chi è dominato”, possono accordarsi soltanto sull’idea di equa parità sociale perché l’uguaglianza, che presuppone una vita perfetta e ideale, non è conciliabile con l’imperfezione umana, ma solo con emendamenti basati sulla ragione e sul sentimento degli uomini imperfetti che desiderano  diventare perfettibili.

Non è più tempo di rivoluzioni, sconvolgimenti e sommosse anche perché l’uomo di oggi ha perso lo spirito e l’anelito dell’ottocento, le passioni dei primi anni del secolo scorso e l’amore di Patria che lo ha animato. La fede e le ideologie non sostengono più il cuore degli uomini e sono scomparse le contrapposizioni che hanno sempre rappresentato l’anima di ogni insuccesso.

Sarebbe doveroso armonizzare la pigrizia del conformista con il dinamismo del progressista, perché ogni evoluzione d’idee o di politica, presuppone obbedienza critica e disobbedienza moderata alle leggi, altrimenti scoppia quella rivoluzione che nessuno in teoria, vuole. Non esiste l’armonizzazione delle idee senza empatia e senso gregario, né esiste integrazione fra i popoli senza obbedienza e disobbedienza critica.

Il conformista ha paura il nuovo perché l’attaccamento alle vecchie regole, rappresenta la sua sicurezza. Per lui il sistema è qualche cosa d’immutabile e di statico di fronte al quale  non ha facoltà di scelta. L’anticonformista odia le regole del passato e ne vorrebbe subito delle nuove, ma non riflette che, cambiare modo di pensare senza avere reso concreto il futuro, è rischio e improvvisazione.

Il conformismo negativo è la fede dogmatica e acritica nelle regole sociali o nei partiti politici. L’anticonformismo negativo è la presunzione di avere sempre le idee chiare in nome della propria superbia. Anche il Potere politico, per mantenere se stesso, pretende dal cittadino una buona dose di conformismo. E’ l’anticonformismo che lo scuote, ma a volte, lo fa con troppa arroganza dimenticando che la vita è un compromesso.