Affidamento bimba a coppia omosessuale (n.4 del 2014)

UNA NOTIZIA DISCUTIBILE

di Giuseppe Staffolani

Leggo su IL GIORNALE del 26 novembre 2013: A Bologna il tribunale dei minori ha deciso l’affidamento temporaneo di una bambina di tre anni a una coppia di gay di Parma, due uomini di mezza età che convivono da tempo e che sono apparsi genitori affidatari stabili e affidabili agli operatori dei servizi sociali. Con il consenso della mamma, la bimba viveva con due uomini già dal febbraio scorso al punto di chiamarli “zii”. Sembra che la Procura minorile di Bologna abbia impugnato la decisione perché non sono state cercate altre famiglie con figli che avrebbero avuto la precedenza nell’affido. Sembra anche che la soluzione del tribunale sia stata salutata come “una conquista dei diritti civili”.

Non voglio discutere il problema degli “omosessuali e della “parità dei diritti” perché  lo spirito del mondo è più avanti di quella tendenza individuale che propone le cose con la stessa mentalità di mezzo secolo fa. La diversità degli amori è ormai acquisita dalla stragrande maggioranza della gente e nessuno più si meraviglia  degli uomini e delle donne che si amano. Ciò che, invece, non rientra ancora nella mentalità comune, è il cambiamento del concetto “famiglia”.

Io penso che sia giunto il momento d’iniziare a parlare di “Famiglie” (al plurale, in senso economico) includendo in esse, le unioni di coppie omosessuali, perché è una grave lesione di diritti non concedere a queste, gli stessi privilegi giuridici ed economici delle altre. I convincimenti personali di appartenenza politica e religiosa non dovrebbero bloccare il concetto costituzionale di uguaglianza.

I temi da chiarire, però, sono tre: 1) Chi è famiglia? 2) Una coppia senza figli è famiglia? 3) Una coppia che non genera è famiglia? La Psicologia e la politica dovrebbero rispondere a queste domande prima che la giurisprudenza prenda decisioni politiche ed economiche nell’assenza di leggi.

Il Tribunale di Bologna, per esempio, deliberando l’affido di una bambina a due omosessuali, prima del riconoscimento giuridico della coppia e prima che la Procura ne avesse stabilita la legittimità, (facendoli chiamare zii) ha compiuto un atto giuridico, a mio avviso, irrispettoso sia della bambina, sia della coppia, che si è sentita gravata di una responsabilità morale senza averne diritto giuridico. Se tu Tribunale mi riconosci coppia nel dovere di educare una minore, perché non mi riconosci anche nei miei diritti?

Non metto in discussione l’affido ma l’oggetto (tale è stata considerata la bambina), perché un giorno o l’altro lei, dovrà chiedersi come ha potuto avere due “zii” senza madre né padre. “Genitori” e “zii” non s’inventano, ma “si diventa”, con rapporti affettivi, autoeducativi e giuridici, altrimenti alle penurie legislative, si aggiunge la mancanza di rispetto per i più deboli.

Non possiamo neanche pensare, come é successo in qualche scuola italiana, di nominare i partner di coppie omosessuali, “Genitore uno” e “Genitore due” perché, ancora una volta, si mancherebbe di rispetto sia ai bambini adottati, sia ai genitori affidatari. Chi è il primo? Chi è il secondo? Chi ha prestigio più identificante? Lo stabilisce la legge o gli affetti? L’identificazione è un processo importante mediante il quale il bambino assimila le qualità degli adulti per diventare simile a loro o per diventare diverso, nel caso in cui i due protagonisti (genitori) non siano accettati.