Stiamo distruggendo il capitale “famiglia”?

Alcune Unioni di coppia  derivanti da progetti matrimoniali o da puri desideri di formare famiglia senza negozio giuridico, oggi hanno insuccesso per vari motivi psicologici alcuni dei quali sono facilmente identificabili come nei casi di un “amore ormai finito” mentre altri, hanno complicazioni molto più complesse sintetizzabili in un “amore non più condiviso.” Il perché e le responsabilità della fine dell’unione, diventano un altro capitolo che interessa psicologi, avvocati e giudici per definire le modalità del fine rapporto. I più esclusi da una separazione di coppia però, sono sempre i minori: gli unici che non hanno mai chiesto nulla ai genitori e neanche di nascere.

Per lo psicologo questo è il danno più grave non perché due persone si separino, ma perché la Psicologia non sempre riconosce sufficientemente valide le motivazioni addotte dai rispettivi partner e perché la leggerezza dell’offesa, causa delle separazione, a volte è inferiore alla gravità del danno procurato ai bambini.

Si prenda ad esempio una richiesta di separazione per “tradimento”, termine errato se applicato al matrimonio per il quale sarebbe più corretto adottare la parola “trasgressione” o al limite “mancanza di rispetto”. La parola tradimento, da usare nei confronti della Patria o delle grandi Religioni come il tradimento di Giuda, è troppo risonante se è usata per una fuga sentimentale temporanea per la cui responsabilità sono sempre necessarie due persone e non sempre la colpa è di una soltanto.  “Trasgressione” invece, è il termine più giusto da qualunque parte essa avvenga perché appartiene alla  piccineria infantile dell’uomo che non mantiene le promesse per  immaturità o per presunzione di valere più di quanto valga. La Psicologia sta dalla parte di chi crede che si possa sempre crescere per comprendere le motivazioni del proprio comportamento senza ricorrere a soluzioni estreme.

Se la Psicologia è fatta per dialogare e se l’uomo è un essere dialogico per sua stessa natura, perché  non chiarire le dinamiche di un rapporto  fatiscente e ricostruirlo su basi più solide magari con l’aiuto di uno psicologo per interpretarne le motivazioni? Il fatto è che, quando due persone litigano, non parlano ma si insultano credendo entrambe di avere la ragione dalla propria parte. I sentimenti non si comprano neanche con il matrimonio: semmai si discutono,  per approfondire le ragioni di  momentanee difficoltà emozionali che fanno parte della vita di ogni essere umano. Provare simpatia o innamorarsi di altri, non solo è normale ma è vita che potrebbe costruire l’unione, a patto che ci sia una volontà reciproca di ricominciare. In caso contrario la separazione consensuale discussa anche con i propri figli, sarebbe l’unico rimedio educativo per tutti da attuare per mantenere saldi i rapporti sentimentali.

E’ buona norma ricordare che la Psicologia è l’unica medicina per vivere bene, ma bisogna conoscerla e per questo, occorre essere ben predisposti a tollerare gli errori altrui non per “perdonare”, ma per “comprendere”, perché il “perdono” è un sentimento passivo per chi lo riceve, mentre il “comprendere” è un sentimento attivo sia per chi lo riceve sia per chi lo compie e vale molto di più. Quando si ha l’intenzione di formare “famiglia” è come acquistare una casa con un mutuo da pagare a lunga scadenza, perché essa è un capitale per il cui mantenimento occorrono tre condizioni indispensabili: lavoro stabile, impegno economico, sicurezza nei sentimenti. Se le prime due possono venir meno per motivi indipendenti dalla propria volontà, la terza è l’unica che responsabilizza l’individuo, perché la sicurezza dei sentimenti non è un postulato, ma una condizione umana da rinforzare tutti i giorni con tecniche psicologiche da inventare.