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Dalle cellule nervose alla comunicazione

In ogni momento della vita  come camminare, mangiare, sognare, provare gioia o dolore, in ogni organismo  umano avvengono processi chimici che vanno a stimolare il sistema nervoso grazie a quei fili sottili che si chiamano neuroni sparsi in ogni parte del corpo e organizzati in strutture complesse e specializzate tramite le quali avviene la comunicazione interna ed esterna.

Il sistema nervoso centrale è il vero padrone del nostro corpo che si muove grazie ai numerosi fasci comunicativi con il midollo spinale. Quella che noi chiamiamo coscienza, con cui avvertiamo certi fenomeni, è una funzione del cervello che riassume le esperienze e le conoscenze del soggetto. Il midollo è stato considerato come succursale del cervello, ma studi recenti dimostrano che questo canale di trasmissione è molto più autonomo di quanto si credesse in passato.

L’Istituto di medicina fisica di Trieste, infatti, in collaborazione con la Scuola internazionale superiore di studi avanzati, per bocca del prof. Andrea Nistri ha affermato: ”Si è scoperto che il midollo spinale non si limita a trasportare impulsi dal cervello agli arti, ma ha una memoria propria, quindi il midollo contiene già i programmi per il movimento anche senza stimoli dal cervello dove esiste una struttura chiamata ipotalamo. (L’Espresso 3/11/2005).

L’ipotalamo è il centro della visceralità. Collegato attraverso vari nervi alle cellule del midollo e a quelle delle corteccia cerebrale, presiede alla regolazione di diverse funzioni: temperatura, bilancio idrico, circolazione sanguigna, metabolismo ed interviene anche nella regolamentazione del comportamento emozionale. Studi sugli animali hanno dimostrato che provocando lesioni in una zona ipotalamica, da domestico l’animale diventa selvaggio e modifica anche le proprie tendenze istintive. Nell’ambito di codeste funzioni si spiegano vari meccanismi, non sempre razionalmente spiegabili, che determinano il comportamento umano.

Ipocondria. E’ una preoccupazione, senza alcun valido motivo, delle proprie condizioni di salute. Ci si sente malati anche ascoltando chi parla delle proprie malattie. E’ detta anche patofobia, nel senso che si ha paura di tutto. L’individuo ipocondriaco si osserva troppo attentamente e ciò provoca disordini nelle proprie funzioni somatiche. Anche se può essere considerato un malato immaginario, egli è convinto di star male e non è, come potrebbe sembrare, un simulatore.

Pulsione. E’ un forte impulso che nasce da una stimolazione interna e induce l’organismo a muoversi per compiere un’azione tendente ad eliminare la stimolazione stessa. E’ un impulso positivo se spinge alla vita, negativo se spinge l’individuo alla morte (autodistruzione).

Istinto. E’ una propensione innata in ogni essere vivente a compiere azioni predeterminate dalla propria natura come l’istinto sessuale, materno, parentale;  mentire e di fare affari; masochismo o sadismo. Nell’animale l’istinto è difficilmente correggibile, mentre nell’uomo, che ha maggiori cure affettive e educative, l’istinto entra in rapporto con l’apprendimento, quindi il comportamento istintivo diventa adattivo.

Libido. Per Freud è un forte desiderio sessuale, mentre per Jung è un’energia psichica presente nell’individuo per qualsiasi azione lui svolga: C’è una libido sessuale, ma esiste anche una libido per l’opera d’arte o per la musica / per il troppo impegno e per il dolce far nulla.

Fobia. E’ una paura irrazionale  di fronte a situazioni specifiche che secondo il comune buon senso, non dovrebbero provocare nessun timore. Esempio: paura di attraversare una piazza (agorafobia), paura di salire in ascensore (claustrofobia), paura di arrossire (eritrofobia), demofobia (paura della folla), nictofobia (paura della notte e dei luoghi poco illuminati), fisiofobia (paura di non poter esplicare le proprie funzioni fisiologiche).

Isteria. E’ un fenomeno che ha avuto diverse interpretazioni, descritto anche dal medico Ippocrate nel 400 avanti Cristo per il quale l’isteria era considerata una malattia esclusivamente femminile causata da un cattivo funzionamento dell’utero (dal greco hystèra). Nel Medioevo l’isteria fu trattata con pratiche esorcistiche (riti per scacciare demoni o qualche altra cosa negativa). Nell’ottocento alcuni studiosi concepirono il fenomeno come una simulazione, altri come una vera e propria malattia e la curarono con l’ipnosi, ma con scarsi risultati. Verso i primi anni del novecento Freud collocò il fenomeno isterico tra le nevrosi (contraddizioni fra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere) con chiaro riferimento al modo di orientare la libido sessuale, ma oggi esistono altre interpretazioni come quelle che definiscono l’isteria tendenza di cercare di apparire piuttosto che essere. Secondo queste interpretazioni l’isteria è molto vicina alla simulazione, alla spettacolarità e alla teatralità. L’isterico utilizza questo sintomo stravagante ogni qualvolta si trova in uno stato conflittuale che non sa risolvere. Da un lato Il soggetto ha un bisogno urgente da manifestare i propri sentimenti, come per esempio protestare, aggredire, dall’altro non ha il coraggio di esprimere questo bisogno perché sa che, anche se lo facesse, non sarebbe accettato. A questo punto manifesta il suo bisogno come sintomo isterico, convincendosi che la sua volontà non c’entra con il suo strano comportamento e così acquisisce il vantaggio di essere socialmente accettabile e di poter raggiungere il fine che si è proposto.

Scritto nel 2005

Rivisto e aggiornato nel maggio 2017