Sincresi di DNA e Ambiente

Fin dall’ottocento gli scienziati hanno sempre sostenuto che si nasce intelligenti, mentre psicologi e educatori oggi affermano che l’intelligenza è una facoltà che si acquisisce con l’esperienza. Questo dibattito, secondo me inutile, è giunto fino ai nostri giorni e credo  sia superfluo continuare a porlo. Cerchiamo di vedere, insieme, perché.

Che cosa significa essere intelligente

Saper risolvere un problema con complicate equazioni o cavarsela tutti giorni per raggiungere un risultato che soddisfi le esigenze del proprio cuore? Propenderei per la seconda risposta. Inoltre: Da che cosa dipende l’intelligenza? Senza dubbio dalla qualità del cervello e dai sentimenti con cui l’individuo agisce. In altre parole, l’intelligenza è il risultato di genetica e ambiente. Se la genetica rappresenta la qualità del cervello, l’ambiente ne è il suo dispiegamento nei vari momenti della vita.

Quando inizia la vita?

A mio avviso, non dopo la nascita, come siamo abituati a pensare, ma non appena si forma l’embrione. Da ciò consegue che i primi nove mesi intrauterini siano i più preziosi perché lì si mescolano le sostanze biologiche genitoriali quale piedistallo della futura intelligenza. Durante i primi nove mesi il bambino si forma come essere unico e diverso dagli altri nel senso che nessuno potrà essere come lui e nessuno avrà la sua intelligenza, la quale non è una somma di numeri, di movimenti e di azioni, ma è una sincresi perfetta di quel DNA e AMBIENTE che sono le condizioni della  rappresentatività individuale. L’intelligenza, allora, è quella facoltà che rende capace l’individuo di costatare le differenze fra il proprio e quello altrui, non tanto per esprimere un giudizio di valore o disvalore quanto per comprendere che nessuno è uguale all’altro e che uguaglianza significa rispettare le differenze.

Avere intelligenza vuol dire possedere un cervello costruttivistico che non sopravvive alla noia ma la vive per sopprimerla con le proprie azioni. Quel patrimonio  d’intelligenza innata, confermato dagli scienziati, se non è messo a prova con le difficoltà della vita rischia di dare frutti sterili, perché un cervello inattivo, chiudendosi in se stesso si atrofizza: un patrimonio genetico costruttivistico pur di modeste entità, invece, sottoposto a sensate esperienze, si realizza

Io credo che questa sia il modello d’intelligenza cui ognuno di noi dovrebbe aspirare; nasciamo, infatti, predisposti a camminare, a pensare, a parlare  per diventare intelligenti; ciò che saremo, non sta scritto solamente nel nostro DNA, ma in tutte occasioni della nostra esistenza. Un bambino  diventa adulto con l’esperienza e un adulto torna bambino con il proprio vissuto esperienziale che lo ha arricchito e per questo la vecchiaia è saggezza perché conosce il percorso fatto con le proprie attitudini e da bambino lo racconta agli altri.

Nota: Questo articolo è stato rielaborato in data 14/05/2014 per renderlo più breve e più comprensibile e rivisitato nell’ottobre 2017.