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Psicomediazione o Mediazione psicologica
Alcuni disturbi psicologici possono essere risolti in modo molto semplice applicando il protocollo della Psicomediazione che non richiede l’applicazione sistematica di tecniche curative, ma prevede semplici e intelligenti discussioni in una sorta di navigazione psicologica verso i processi di autorealizzazione emotiva e razionale che pone il “Sé” di ognuno, di fronte al “sé” dell’altro. Il verbo “mediare”, infatti, significa risolvere le divergenze o i conflitti fra individui con l’aiuto neutrale di una terza persona per proporre un compromesso psicologico e pratico fra gli antagonisti che non riescono a trovare un comune accordo.

In filosofia la mediazione è un procedimento logico nel quale si pongono in relazione due elementi di un discorso tramite un terzo soggetto, come avviene nel campo della gnoseologia (conoscenza) quando si afferma che non si può avere la piena comprensione di Dio se non attraverso le sue creature (terze) perché essendo perfetto è irraggiungibile dall’essere umano che è imperfetto.

In psicologia la Psicomediazione è l’azione dello psicologo (terza persona) che s’interpone fra due pensieri divergenti per dare adeguata soluzione a un conflitto relazionale  che, qualora non si raggiungesse un compromesso fra le parti, potrebbe essere premonitore di danni più gravi. In tal senso la Psicomediazione conferisce ai singoli una predisposizione più confacente alla comprensione del pensiero altrui; fatto non ottenibile nello scontro permanente, ma solo nell’incontro di due sentimenti che vogliano continuare a vivere insieme. La Psicomediazione richiede abilità professionale dello psicologo e propensione positiva dei litiganti, perché nulla si ottiene quando si è mossi dal rancore di presunte offese o camuffati desideri di vendetta.

Ogni psicomediazione pone un principio indiscutibile: in campo umano, sentimentale ed emotivo, non esiste la “verità” “assoluta”, ma solo quella “relativa” perché in ogni presunta “verità“, si nascondono “menzogne” “inganni” o “raggiri” a causa  della propriocettività che non deriva della razionalità pura, ma dalla sensibilità somatica e dell’apparato muscolare, essendo essa, un modo di sentire schiettamente emozionale. La sensibilità propriocettiva elemento distintivo di ogni individuo che spesso funge da ostacolo nel raggiungimento di un medesimo fine.

Considerare la “verità” come fusione fra bene e male e scioglimento di due pensieri avversi, è il modo più adeguato all’uomo imperfetto e il compromesso raggiunto con la psicomediazione è più educativo di tante false “verità” su cui si reggono molti matrimoni. Io sono convinto che in ogni verità ci siano molte falsità e che in ogni bugia ci siano molte verità. Solo il compromesso che passa attraverso le terze persone, nel caso specifico lo psicologo, rappresenta quella verità che si raggiunge tramite l’allenamento della propria mente a comprendere gli stati d’animo altrui.

L’elaborazione di un sentimento con la psicomediazione passa da una semplice sentire istintivo (mia moglie mi tradisce) a un’elaborazione intellettuale più complessa e generalizzata (perché, come, quando?) e grazie alla razionalità del fatto (ma forse ne ho colpa anch’io?) può giungere alla riflessione per rimettere in discussione il gioco delle parti, comprendendo che le responsabilità della coppia non sono mai di una sola persona, ma investono il comportamento di entrambi i partner.

In questo modo la Psicomediazione trasforma il problema di causa-effetto  (tu hai un altro uomo, quindi  ti lascio), in una visione circolare della vita (tu hai un altro uomo ed io mi chiedo se ti ho indotto ad averlo) secondo cui il comportamento di una persona influenza quello dell’altra. In tal senso si risolve il problema del potere perché i partners non ragionano più in posizione verticale, (One up – One down) ma in posizione orizzontale, dove i problemi dell’uno toccano quelli dell’altra.

Scritto nel febbraio 2005 rivisitato nel settembre 2010 e nel giugno 2017 revisionato nel novembre 2017