Risultati immagini per immagini gratuite su la vita è sempre un gioco da giocare

se vinci guadagni e fai guadagnare agli altri, se perdi hai perso la prima occasione per vincere.

Riporto alcune dichiarazioni di sfiducia tratte dal repertorio di alcuni miei clienti in psicoterapia per mostrare come il “negativo” di alcune persone vieti loro di scoprire il “positivo”.

Fabio a.35 . Lavoro per pura necessità. Alla fine della giornata, mi sento un uomo completamente inutile e vado a casa con la sofferenza in gola.

Giovanni a. 29. Penso ad una cosa che momentaneamente mi sembra giusta, poi mi perdo in altri pensieri e non so più che fare. Vorrei abbandonare gli studi e mettermi a lavorare, poi ci ripenso ancora e decido di continuare gli studi anche se sono in ritardo. La vita è una sofferenza.

Stefano a.45. Ho sempre sperato in un matrimonio felice, ho avuto, invece, un matrimonio disperato. Il mio stato d’animo rappresenta sempre il contrario di quello che ho. Vorrei stare bene con mia moglie, ma quando m’incontro con la mia collega il mio pensiero cambia direzione. Ho sempre desiderato di fare carriera e mi sono cacciato in un posto dove non si può fare nessun salto.

Luisa a. 46. Ho tentato più volte musicare una poesia, ma non ci sono mai riuscita, eppure dentro di me sento di farcela. Sono sfortunata, tutto è sempre contro di me. Ma io che male o fatto agli altri? Non ne posso più, io dò sempre tutto a tutti, mentre gli altri non mi dànno nulla.

Marta a.38. Ho voglia di farla finita, ma non ho il coraggio. Sto male. La vita per me non ha più senso anche se a volte vorrei fare tante cose, ma non so da dove iniziare. Il mio cervello è gonfio di idee che non vogliono venire fuori.

Commento e Progetto

Le dichiarazioni sopra citate dimostrano l’esatto contrario di ciò che si chiama realizzazione. Le ho riportate perché è molto più facile affermare ciò che non si è, piuttosto che asserire ciò che si é. La realizzazione del proprio Sé, infatti, dovrebbe essere il compimento delle proprie potenzialità positive come il desiderio di concretizzare un pensiero  nello studio, nel lavoro, nell’amore e nella vita, cercando di trasformare ciò che in potenza esiste dentro di ciascuno, in “possibilità” di diventare “Qualcuno”, che sarebbe un sogno di tutti anche se non tutti vi riescono quando il “negativo” offusca il “positivo”.

Il verbo realizzarsi, infatti, significa diventare reale, compiersi, raggiungere la completa affermazione di se stessi svolgendo con successo un’attività nella quale si prova piena soddisfazione. Che cos’è il “reale” se non  ciò che si fonda nella pratica concreta di ogni scelta operativa?”. Reale e Virtuale (ideale, possibile, potenziale) spesso si contrappongono ma non si escludono, perché ogni realtà vivibile prima di esistere è per lo meno pensata come possibilità di divenire. Tutte le scienze del resto, procedono dal virtuale (ciò che si pensa) al reale (ciò che si realizza).

Il sogno ad occhi aperti, ad esempio, non è reale, ma inseguirlo con forza e tenacia può diventare una possibilità. Cristoforo Colombo intuì, pensò, ebbe l’idea che al di là dell’oceano ci fosse una nuova terra (virtualità). Si fece dare tre caravelle (Comportamento, operazione) e partì (azione). Giunto là, trovò una terra concreta,  (realtà) che non era quella da lui pensata, ma era reale. Avrebbe potuto scoprire l’America se non avesse avuto la felice intuizione della rotondità della terra? Questo principio vale per tutte le scoperte scientifiche e vale anche per ogni Progetto di Realizzazione Esistenziale (P.R.E.) che si carica di profondi significati: vita, salute, successo, dovere, diritto, rispetto di sé e degli altri.

Le dichiarazioni poc’anzi riportate testimoniano chiaramente che in ognuna di esse manca il “Progetto” che, in quanto tale, contiene sempre due valori: positivo e negativo: nessuno, infatti, farebbe un progetto della propria vita senza pensare all’eventuale fallimento nel caso non si realizzassero le condizioni presupposte come nessun industriale investirebbe i propri soldi senza pensare ai rischi cui potrebbe andare incontro. La vita, del resto, non è diversa dalla conduzione industriale. Ciò che la separa è la qualità dei pensieri con cui si progetta sia l’esistenza sia l’industria. Quando una persona può dichiararsi  realizzata da un punto di vista esistenziale e quando, un industriale può definirsi industrialmente realizzato?

Solo quando le idee non si fermino a ciò che si è ottenuto, ma continuino a vivere nello scontro-incontro con altri ingegni creativi da cui  scaturisca il detto che la “vita è sempre un gioco da giocare perché se vinci guadagni  e fai guadagnare agli altri e se perdi  hai perso la prima occasione per vincere”. In tutti e due i casi hai vinto perché c’è sempre tempo per ricominciare.

 

Scritto nel gennaio del 2002 aggiornato nell’ottobre 2011  Rivisitato e aggiornato nel maggio del 2017