Non si può comunicare nulla che non si sia prima appreso

sapere della mente

Il termine Programmazione è tratto dal mondo dell’informatica nel senso che l’immagazzinamento delle nostre esperienze sensoriali derivante dai nostri sensi,  è elaborata dapprima dall’intelletto per essere poi trasformata in sentimento tramite la forza delle emozioni, come se all’interno del nostro corpo ci fosse un algoritmo inconscio che con una  sequenza di precise istruzioni, analizza le varie esperienze della vita e ne risolve i problemi. Un algoritmo, in  parole semplici,  è  una complicata procedura per risolvere un problema applicandovi un certo numero di passi elementari.

Chi può spiegare, infatti, i contrastanti processi emotivo-sentimentali che si verificano nel nostro organismo, se non questo ipotetico algoritmo che fra qualche tempo ci insegnerà anche ad amare? Vivendo in un’epoca in cui i robot stanno sostituendo l’uomo anche nel campo dei  sentimenti, non ci viene il sospetto  che la natura umana abbia già programmato, con un ipotetico algoritmo, le nostre funzioni che noi aggiorniamo con le esperienze quotidiane?

Con i sensi, infatti,  ci rappresentiamo il mondo per arricchire la nostra conoscenza tramite quel complicato processo neurofisiologico che fin dalle fasi embrionali produce quell’essenza morbida, invisibile e immateriale che si chiama mente. Che cosa sia la mente è cosa difficile da definire se non impossibile. Esperienze in psicoterapia lo hanno ampiamente dimostrato, tanto è vero che, chiestone il significato, le risposte sono state frivole, approssimative e superficiali. Sebbene non si conosca ciò che avvenga in essa e ancorché ci sfugga persino il significato di senno e intelletto, possiamo tuttavia affermare che se cambiamo modo di pensare, siamo in grado di trasformare anche il modo di agire e  ricordare. Non è, forse la Programmazione Neuro Mentale (PNM), allora, a trasformare le sensazioni in percezioni, rendendo più accessibile la comunicazione e a rigenerare i ricordi usurati dal tempo, utilizzando strategie visive, uditive, tattili, cinestesiche ed emozionali?

La Scienza si è occupata molto, della Programmazione Neuro Linguistica (PNL); poco della Programmazione Neuro Mentale (PNM), come se l’aspetto esteriore dell’individuo valesse di più di quello interiore. “Sapere”  non significa “conoscere tutto”, né “conoscere tante cose”: Il “Sapere”è una ricchezza interiore che si manifesta nel modo di pensare, nei gesti, nel linguaggio, nel comportamento e nella costituzione del “proprio Sé”.

Che cos’è il Sé?

In Psicologia il “” è ciò che è dentro la propria coscienza, il nucleo di una personalità con carattere permanente, continuativo e variabile. Permanente, perché l’uomo, non essendo un burattino, spesso si comporta da Persona equilibrata. Continuativo perché ogni soggetto è una continua crescita e decrescita (continuità della vita)Variabile perché occorre adattare a sé stessi un mondo in continua evoluzione e ciò presuppone un individuo che sia predisposto alla variazione dei tempi.  Se il mondo è concavo, l’uomo deve essere convesso e se il mondo è convesso, l’individuo deve diventare concavo in modo di dominare l’oscillazione dei fenomeni naturali con i quali interagisce con la fermezza del proprio Sé.

I percorsi psicologici cognitivi orientati alla programmazione del saperesapere della mente hanno dimostrato più volte che, pianificando la propria vita,  si avvertono meglio i ricordi, si mantiene la parola data e ci si predispone agli altrui. Durante una psicoterapia di gruppo, un giovane universitario  fuori corso, ha dichiarato: “Da quando frequento questo gruppo ho recuperato tre esami dell’anno scorso e ne ho sostenuti due del corrente anno: mi sento veramente bene perché ora mi stimo”. Un altro partecipante gli ha risposto: “Anch’io credo di valere più di prima, ma non riesco ancora a mettere in atto ciò che sento dentro”. Due dichiarazioni diverse, ma che si equivalgono perché dimostrano che ognuno dipende dai propri tempi psicologici.