Metafisica direttiva

Il concetto di perfettibilità è una nozione ambigua perché ogni individuo può perfezionarsi nel bene e nel male. Occorre, quindi, chiedersi quale direzione l’uomo voglia intraprendere per perfezionarsi considerando che bene e male hanno significati personali. Solo un Potere assoluto o religioso può stabilire cos’è giusto o ingiusto, buono o cattivo, ma un organismo del genere non rientra più nelle prassi psicologia dove il concetto di libertà è base assoluta di discussione. Con la imminente integrazione dei popoli e la diversità delle religioni, i limiti fra ciò che è bene e male o di giusto o ingiusto diventano sempre più divaricati.  Se ne deduce che il giudizio sul bene e sul male è sempre provvisorio perché dipende dall’intenzione di chi compie l’azione: si può generare del male facendo del bene e si può compiere del bene facendo del male.

Da un’analisi storica dei periodi pre-morali del genere umano possiamo dedurre che le azioni siano state sempre giudicate in base alle conseguenze che esse effettivamente producevano e in un secondo tempo dalle intenzioni con le quali gli uomini le formulavano. Da questa semplice riflessione è facile dedurre che ogni concezione morale si differenzia nel tempo:  bene e male / buono e cattivo diventano modelli di riferimento interculturale fra popoli che si autodeterminano. La conoscenza, del resto, è sempre il risultato di operazioni materiali analizzate nella sfera dei sentimenti con i quali spesso si ricordano esperienze piacevoli e si cancellano, per proprio comodo, quelle traumatiche.

Per capire ciò che è bene e ciò che è male, ci hanno provato in molti da Epicuro a Socrate, da Kant a Nietzsche, da Freud a Sarte fino alla concezione scientifica post-moderna di Awking, ma nessuno ci ha dato la risposta, forse perché non esiste. La mente umana è come il vaso di Pandora dentro il quale ci sono tutti gli spiriti maligni che rappresentano i mali del mondo: la vecchiaia, la gelosia, la malattia, la pazzia e il vizio. Se proviamo a riaprirlo  rischiamo di cadere in un mondo desolato e inospitale. E’ bene lasciarlo chiuso per ricominciare a vivere  evitando che esca la speranza  che è sempre l’ultima a morire: Con il valore di codesta metafora noi di oggi, siamo la speranza e la nostra Programmazione Neuro Mentale (PNM) potrebbe essere il nostro progetto del futuro.

Noi siamo il futuro perché la vita non è solamente un dono materiale da gadersi nel presente, ma un conseguimento di traguardi che sorpassa i limiti della materia verso metafisica direttiva che miri all’elevazione dei popoli superando lo stato animalesco da cui probabilmente proveniamo.

Revisionato nell’ottobre e nel dicembre 2017