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Il mondo.

I filosofi hanno dato diverse interpretazioni della vita, ma pur nei vari significati, tutti hanno tenuto presente il concetto secondo cui un organismo per esistere, deve mettersi in rapporto con altri organismi. Ciò significa che l’uomo, nella sua totalità, non può essere isolato dalla società e che il suo valore è nel modo con cui si apre al mondo dal quale riceve messaggi. Questa duplice dimensione uomo-mondo/mondo-uomo rappresenta la totalità della vita di ogni essere umano. Il mondo non ha nessun significato senza di qualcuno che lo pensi, lo organizzi e lo interpreti e l’uomo non ha alcuna possibilità d’esistere senza il mondo che lo ospiti. Numerose sono, infatti, le locuzioni che riguardano simile interazione.

Venire al mondo, abbandonare il mondo: indicano nascere e morire, in senso letterale. Partecipare alle gioie della vita o da essa ritirarsi in senso allegorico.
Avere del mondo, significa essere socievole, amabile, comportarsi con disinvoltura nelle relazioni sociali.
Da che mondo è mondo, vuol dire da qualche tempo immemorabile, fin dall’esistenza dell’uomo.
Entrare nel mondo, equivale ad affrontare la vita per intraprendere un’attività, una professione, un’arte.
Vivere fuori dal mondo, è sinonimo di scarsa o inesistente esperienza pratica della vita, senza curarsi di ciò che accade.
Fare mondo a sé, esprime uno stato d’isolamento e di privazione in rapporto con gli altri.
Fare tremare il mondo, corrisponde all’idea di incutere soggezione e timore con un comportamento prepotente ed autoritario.
Pigliare il mondo come viene, manifesta l’idea di adattarsi passivamente agli eventi più o meno piacevoli della vita.
Mondo cane, porco mondo: sono due forti espressioni di rabbia, due imprecazioni o di bestemmia.
Lasciare il mondo, equivale a morire.

Risposte al mondo

Le espressioni sopra citate e quelle che seguiranno rappresentano le modalità con cui l’uomo entra in gioco con il suo mondo con il quale una volta perde e un’altra vince. E’ perdente quando la volontà è passiva; è vincente quando riesce a dominare il mondo con le proprie forze imponendogli le proprie esigenze. Ciò vuol dire che l’uomo, diversamente dai vegetali e dagli animali, immagazzinando le esperienze provenienti dal mondo,è in grado di proiettarle verso ideali più importanti, cosa che lo rende diverso da tutti gli altri esseri viventi anche se, a volte, deve richiedere un sostegno psicoterapeutico per superare le proprie debolezze. Durante le sedute di psicoterapia, infatti, capita di ascoltare affermazioni che contraddicono le proprie capacità: 

Vorrei morire, piuttosto che continuare così”, la mia non è vita… Da che mondo è mondo ci sono stati sempre puttane, ladri, prepotenti e, allora?
” Tutti dicono che nella vita bisogna avere ideali; io non ne ho nessuno e vivo come il mondo me la manda”.
” Spesso mi chiedo che cosa voglia dire avere un’idea se poi vedi che non puoi realizzarla”.
” Ma cosa sono questi ideali? Credere forse in un altro mondo? Credere nell’amore? Porgere l’altra guancia? E quando ti difendi? Sono tutte P.”.
” Io vivo fuori dal mondo perché il mondo non è mio e, se posso, lo sfrutto; il mondo è una porcata da cui ognuno deve prendere ciò che c’è di meglio”.
” Non si può vivere bene senza pensare a nulla? Ci sono tante persone che pensano per gli altri, ma sta’ tranquillo non lo fanno gratis”.
” Io faccio mondo a me, degli altri non m’importa perché ho sempre preso fregate”.
” Vivo alla meglio io non sono un eroe, a me va bene tutto, però quando si esagera allora non mi contengo e punisco chi mi fa del male”.

Da quanto affermato emerge un fatto indiscutibile: non essendo perfetto e non potendo raggiungere le mete più elevate  con le proprie energie, l’individuo è costretto a chiedere aiuto alla psicologia che sola, può scuotere quella forza in quiescenza che è dentro di lui in attesa di essere risvegliata; lo psicologo è la persona  giusta e competente per sollecitare quella cultura che un individuo, pur intelligente, spesso mette a dormire per propria negligenza .

La cultura, infatti, è quel patrimonio interiore di conoscenze intellettuali, spirituali ed artistiche che contraddistingue il comportamento umano. Non è erudizione, ma è educazione a saper sfruttare il patrimonio interiore attraverso un processo dialettico fra ciò che si conosce e ciò che si desidera. Non è innata ma si costruisce con l’esperienza e con il buon uso delle potenzialità interiori; per questo ha uno stretto legame con  l’educazione quando trasforma il prodotto acquisito dall’esperienza in regole e norme interiori per fortificare carattere e personalità e l‘inculturazione quando gli trasmette atteggiamenti e comportamenti familiari passivi o attivi, educativi o diseducativi.  L’inculturazione in quanto forma passiva di apprendimento, ad esempio, può trasmettere la bestemmia o la preghiera, l’attivismo o la passività perché essa fa leva sulle acquisizioni abitudinarie dell’animo umano che non sempre mette in discussione ciò che gli viene dato.

Sotto quest’aspetto ogni psicoterapia è cultura (capacità di sapere) che risveglia quelle abilità dormienti che giacciono nel fondo (inconscio) di ogni individuo impedendogli la piena realizzazione del proprio “Sé”. Un mio cliente, dopo un lungo percorso psicoterapeutico così ha espresso il proprio stato d’animo: ” Ho sempre bestemmiato  senza motivo come mio padre e come lui sono stato sempre a guardare come andava il mondo senza fare nulla per cambiarlo. Ero “inculturato”: ora capisco che la cultura è altro, si produce.”