Pregiudizi sulla Psicologia  

Alcuni nutrono ancora pregiudizi sull’uso della Psicologia affermando che:

a) il linguaggio psicologico è difficile da capire;

b) non si ha l’abitudine di parlare di se stessi con un estraneo e i panni sporchi si lavano in casa propria;

c) la psicologia è fatta di sole parole e non serve a nulla;

d) è difficile ammettere di andare dallo psicologo per timore di essere giudicato “anormale” o “pazzo”;

e) la gente è  pronta a criticare, mai a capire i problemi degli altri.

A causa di tali pregiudizi e altri ancora, la Psicologia è considerata a torto, come disciplina che cura e non come scienza che ha cura dell’individuo per aiutarlo a diventare uomo. E’ vero che essa si propone con le parole, ma le parole possono essere usate per uccidere, per amare o per presumere di sapere.  Un mio cliente, invitato nel mio studio con insistenza dalla propria moglie in difficoltà di relazioni coniugali, dopo aver ascoltato il percorso da me proposto per un problema di coppia, ha esplicitamente dichiarato:…” So io quello che devo fare, non ho bisogno di nessuno; questa non è roba per me, lei parli con mia moglie perché io non ho tempo da perdere”. 

Codesta presunzione di conoscenza psicologica approssimativa, non solo fa del male alla cultura del sapere, ma impedisce di comprendere il significato di ogni azione umana. Una carezza e un bacio, ad esempio, sono due gesti esteriori che hanno un valore diverso per chi lo compie e per chi lo riceve, perché  essendo la conoscenza un prodotto sociale senza limiti e l’amore  un prodotto intimo, dall’esterno non si può comprendere né l’una né l’altro.  Il pregiudizio, invece, che è un prodotto personale di chi rifiuta il giudizio, nascondendosi dietro un paravento trasparente è facilmente riconoscibile da tutti, perché la psicologia che  scienza dei valori, è in grado d’interpretarlo.

La psicologia è nel DNA di tutti, anche di chi la rifiuta

La psicologia è nel nostro DNA, altrimenti non diremmo mai che “Tizio è di natura buona” e “Caio è di natura cattiva”. Noi facciamo simili affermazioni perché abbiamo dentro di noi una psicologia accusatrice che usiamo contro le persone e una psicologia educativa, che usiamo per le persone. Con codeste due mentalità noi giudichiamo quelli ci appaiono in un modo o nell’altro consapevoli che la sensazione non è un sapere ma semplice indizio che spesso è usato come conoscenza. Esiste in ogni individuo lo stato d’ignoranza (non conoscenza) che abbassa le competenze, ma nell’uomo c’è anche il bisogno di “sapere” che lo innalza. Non mi riferisco al sapere accademico che vale per i professori che spiegano le teorie, ma al sapere psicologico che vale per chi si pone semplicemente il problema dell’esistenza.

Nel Dna c’è una psicologia offensiva con la quale l’uomo fa  guerre e uccide per aumentare il proprio potere e una psicologia difensiva con la quale soffre e muore per mantenere il proprio. E’ risaputo che le aggressività, le prepotenze e le irruenze dell’essere umano sono dovute all’ignoranza delle regole psicologiche e allo scarso controllo delle pulsioni, come è risaputo che l’affabilità, la mitezza e la pacatezza sono dovute alla ricchezza interiore che fa dell’uomo un essere civile. Giustificando l’ignoranza si continua a fare del male ai bambini che, da adulti, ripeteranno  lo stesso cliché culturale dei propri genitori e in codesto stato la Psicologia sarà sempre costretta a curare il malessere, mentre il suo compito principale dovrebbe essere quello di prevenirlo evitando che un semplice disguido familiare diventi disturbo e sfoci in malattia.

La Psicologia usa il colloquio: differenze fra medico e psicologo

Nel colloquio medico  si ascoltano i disturbi fisici del proprio cliente, il medico fa l’anamnesi con qualche domanda e  formula la diagnosi stabilendo la terapia farmacologica che gli sembra più opportuna. Nel colloquio psicologico, invece, si  ascolta e s’interviene mettendo in relazione simultanee anamnesi e terapia in quanto il dolore non è solamente fisico, ma anche psicologico. Nel primo caso anamnesi e terapia sono due eventi separati, nel secondo  coincidono, grazie al carattere empatico e dinamico che si stabilisce fra due  persone che si occupano della stessa cosa.

Occorre tenere presente le differenze esistenti fra il colloquio medico e quello psicodinamico. Nel primo caso il medico va all’ascolto diretto del disturbo lamentato dal suo paziente e, fatta la diagnosi, propone una terapia in genere  farmacologica. In questo caso la diagnosi precede la terapia. Esempio: un paziente lamenta i dolori nel basso ventre destro del suo corpo, il medico fa la diagnosi di appendicite e propone la terapia che crede più opportuna. I due eventi anamnesi e terapia sono separati.

Nel colloquio psicodinamico, invece, lo psicologo mette in relazione simultanea anamnesi e terapia in quanto il dolore accusato dal cliente non è solamente fisico ma generato da dinamiche interiori contorte, è anche psicologico. L’approccio fra psicologo e cliente assume un carattere empatico e dinamico, per cui anamnesi e terapia coincidono.

Nel processo diagnostico medico, i pazienti sono espositori dei loro disturbi ed ascoltatori passivi, mentre nel colloquio psicodinamico, il cliente è collaboratore attivo dello psicologo dove i momenti di rabbia e tristezza, di odio e di amore, interferiscono nella valutazione del disturbo, cosa che non avviene nel colloquio medico. Si tenga presente il valore delle parole: difronte al medico c’è sempre un paziente e di fronte alla psicologo c’è sempre un cliente. 

Psicoterapie e transfert  

Esistono diverse  psicologie e varie psicoterapie, ma tutte cercano di lenire la sofferenza psichica e comportamentale con la parola o con l’ausilio di altre tecniche psicologiche come l’ipnosi, le visualizzazioni, il training autogeno, l’ortopedia mentale e la Programmazione Neuro Mentale. Possono andare in terapia, il singolo, la coppia , la famiglia e il gruppo.

Le psicoterapie  possono essere rieducative che aiutano a superare le difficoltà o ricostruttive che mirano a ricostruire la personalità attraverso la ricerca e la chiarificazione di conflitti inconsci. Con queste analisi l’individuo è spinto a maturare le proprie emozioni orientandole verso una piena coscienza di sé tramite un procedimento interiore del Transfert e Controtransfert. 

Il transfert è una traslazione di un desiderio o di un conflitto inconscio su di un’altra persona diversa da quella cui era originariamente legato. Per esempio nel transfert psicoterapeutico, un individuo può proiettare sullo psicologo il suo conflitto non risolto di amore-odio avuto con il padre/la madre. Anche l‘analista può nutrire un sentimento controtransferale proiettando il proprio vissuto emotivo sul proprio cliente. Per il buon esito di una psicoterapia, lo psicologo interpreta e spiega questa traslazione emotiva al proprio cliente, il quale trae beneficio per il suo processo di guarigione. 

Per approfondimenti, vedi: Staffolani, G., PSICOLOGIA VISSUTA in famiglia, edizioni Youcanprint, tricase (Lecce) 2013

Rivisitato e aggiornato nel maggio 2017