Risultati immagini per il feto a 5 settimane

Linguaggio Maturazione Personalità

Il comportamento umano si sviluppa grazie ai processi di maturazione biologica e d’apprendimento. Il linguaggio ne è un tipico esempio. Il bambino impara a parlare solo quando è cresciuto abbastanza (maturazione) e impara, innanzi tutto, quella lingua che ha sentito in famiglia (apprendimento).

Le prime parole che impara sono le più semplici: mamma, papà e tante altre che hanno suoni simili come tata, ba-ba, ma-ma per le quali emette suoni spontanei. Per un sano e adeguato sviluppo del linguaggio sono molto importanti le stimolazioni esterne di fronte alle quali chi è motivato,  acquisisce le parole più rapidamente di chi è scarsamente stimolato. Il linguaggio non è un’abilità riservata esclusivamente all’uomo ma anche agli animali, ognuno dei quali possiede il proprio. Le specie più evolute possono comunicare anche emozioni e sentimenti, ma solo l’uomo produce un linguaggio  comprensibile a tutti perché un prodotto dalla propria storia.

Il bambino impara a comprendere il significato delle parole prima di saperle pronunciare perché è molto sensibile ad osservare i movimenti della bocca, l’intonazione della voce, l’espressione del viso e le emozioni con le quali l’adulto comunica i propri pensieri. Intuisce immediatamente, per esempio, se un ordine è scherzoso o è severo, se deve obbedire subito o se può attendere. Anche per l’apprendimento del linguaggio, come per lo sviluppo delle emozioni, il bambino passa attraverso diverse tappe.

Fasi

1) Primo anno. Parola-frase: il bambino pronuncia una sola parola in sostituzione dell’intera frase. Esempio: pronunciando la parola “mamma” secondo l’intonazione che esprime i suoi desideri, vuol dire “mamma, vieni qua” oppure, “mamma, vattene”, “mamma ho fame, ” e “mamma sto male”.
2) Secondo anno. Frasi composte di due parole: se desidera prendere una caramella in un cassetto, non dirà “mamma voglio la caramella dentro il cassetto, ma semplicemente “caramella-cassetto”, oppure “mamma cassetto”.
3) Terzo anno. Con un insieme di due o tre concetti, riesce ad esprimere frasi sbagliate nell’uso dei verbi, ma comunque significative: “Ieri vado dalla nonna”, “ho aprito il casseto”.
4) Quarto anno. Controllo del linguaggio: si rende conto che deve prestare attenzione ai verbi e agli aggettivi, pertanto prima di parlare aspetta un po’ al fine di coordinare il suo pensiero; con il suo atteggiamento dimostra anche la propria soddisfazione per aver imparato alcune regole di comportamento sociale. (Alcuni genitori, di fronte a codesto tentennamento verbale, temono che il proprio figlio diventi balbuziente).
5) Quinto-Sesto anno. Linguaggio corrente: in questo periodo usa il linguaggio allo stesso modo degli adulti con il rispetto dei tempi e delle situazioni ipotetiche.

I bambini che hanno appreso il linguaggio seguendo la propria maturazione con giuste stimolazioni, hanno maggiori interessi per la lettura, per le ricerche e per le soluzioni di problemi matematici ed esistenziali. Ne deriva che non si può insegnare a sciare, per esempio, prima che il bambino impari a camminare. Da pure e semplici osservazioni quotidiane, inoltre, sembra ormai appurato che le femmine, forse perché sono più loquaci, acquisiscono il linguaggio prima dei maschi usandolo con maggiore correttezza. Personalmente penso che l’educazione dei bambini non inizi dopo la nascita come abitualmente si crede, ma durante la gravidanza perché la mamma la trasmette empaticamente.

Il bambino storico.

E’ un argomento che merita particolare attenzione perché riveste particolare importanza per l’educazione futura, in quanto nella vita intrauterina confluiscono i sentimenti d’attesa del padre e atteggiamenti-risentimenti della madre che, per nove mesi, sente il peso dentro il proprio corpo specie se è lasciata sola a gestire il proprio bimbo, ma vediamone gradualmente il processo, anche se è ben noto a tutti.

L’uomo, dona alla donna amata il proprio seme per realizzare il progetto di prolungare la vita oltre la propria: atto d’amore e d’egoismo. La donna ha cura di quel seme e lentamente lo coltiva alimentandolo con le proprie energie e la partecipazione del padre. Senza questa comune decisione la donna sentirebbe il peso del proprio bambino come corpo estraneo che le trasforma esistenza e corporeità: una gravidanza di tal genere avrebbe ripercussioni negative nello sviluppo del bambino e turberebbe la serenità della mamma.

Il seme donato e alimentato con passione è la memoria storica dei genitori perché in esso sono registrati le proprietà positive e negative degli stessi: vizi, malattie, ottimismo, pessimismo, depressioni, eccitazioni. Questo bambino, ingiustamente chiamato feto, ha già la propria memoria storica della propria vita e ne subisce le conseguenze positive e negative. Fumo, droga e alcool sono probabili cause di comportamenti  futuri anomali;  frustrazioni, pensieri negativi e sindromi depressive potrebbero essere predisposizioni di comportamenti malinconici, depressi e tristi. Io penso che un flusso empatico* positivo o negativo, di là da ogni volontà, rivesta il corpo del nascituro, proprio come una lamina d’oro, avvolge un metallo meno prezioso durante il processo di galvanoplastica*.

Il sentimento di una mamma secondo me, può determinare un analogo processo galvanoplastico nel senso che, se in lei prevale la gioia di vivere e se sa attendere la nascita con ansia costruttiva*, il bambino avrà energia positiva; se, invece in lei, prevale tristezza, intolleranza ed ansia distruttiva*, le resistenze del futuro bambino alle inevitabili avversità della vita saranno minori.

* Ansia costruttiva e distruttiva: il primo è un atteggiamento che sa vedere il futuro . Il secondo è un sentimento di negatività che toglie la speranza.
* Processo galvanoplastico: è un procedimento elettrochimico per mezzo del quale oggetti metallici sono ricoperti da un sottile strato di un altro metallo.
* Flusso empatico: è la capacità di identificarsi con gli stati d’animo di un’altra persona.

Che cosa fa il bambino nella pancia della mamma?

Tempo fa si riteneva che la vita intra-uterina fosse completamente isolata dentro il ventre materno. Oggi, invece, sappiamo che è in grado di udire e di percepire rumori e musiche. La psicologia ha accertato che alla ventiduesima settimana si succhia già il pollice. E’ difficile, invece, stabilire se sente i sapori. Sappiamo anche che, se la mamma beve succo d’arancia in abbondanza, il feto comincia a sgambettare velocemente e, così pure, se la mamma è agitata il cuore del feto batte più velocemente. Dal quinto mese in poi percepisce la luce attraverso il corpo della mamma. Dunque l’utero non è un antro oscuro dove la vita si svolge nel più assoluto silenzio e nel buio più completo della notte.

Quando la mamma prende il sole sulla spiaggia, ad esempio, sembra che gli giunga una luce di colore arancione. Per questo si suggerisce di appendere alle finestre tendine di colore arancione per far sì che egli continui a percepire la stessa luce cui era abituato. Attraverso il liquido amniotico, che è un ottimo conduttore di suoni, dal settimo all’ottavo mese il bambino è in grado di udire. Nelle ultime settimane di vita intrauterina, il battito cardiaco della mamma lo tranquillizza e lo culla. A lui è anche nota la voce della mamma, visto che subito dopo il parto, il bambino la riconosce tra le altre. Il piccolo fa anche di più: è in grado di ascoltare la musica e di distinguerne il valore. Una musica rock lo fa sobbalzare e lo spaventa. Una musica tranquillizzante lo calma e lo rasserena. Il suo autore preferito è Mozart.

Alimentare i pensieri positivi

La mamma, dunque, trasmette al bimbo sensazioni ed emozioni. Un pensiero positivo gli rigenera le energie; un pensiero negativo gliele degenera. Il bambino possiede in sé solo l’energia naturale per vivere, tutto il resto gli viene dato dai genitori e sono convinto che essi hanno i figli che si meritano e che i figli avranno i genitori che si meritano. Una buona alimentazione, una presenza rassicurante dei genitori e un buon rapporto socio-familiare sono condizioni favorevoli per la conquista della sicurezza. Al contrario, metodi troppo severi, instabilità familiari, scarsa comprensione per i bisogni infantili, mancanza di cure primarie, provocano sentimenti d’insicurezza e d’ansia che si ripercuoteranno negativamente nello sviluppo futuro. Dalle mie personali esperienze credo di poter sostenere che le ferite emotive dell’infanzia non guariscono mai, pertanto da psicologo e psicoterapeuta vorrei inviare un messaggio a tutti i neo-genitori: I VOSTRI FIGLI NON VI HANNO MAI CHIESTO DI FARLI NASCERE. 

Letture consigliate.

Staffolani, G., Psicologia e processi formativi, Centro Programmazione Editoriale, San Prospero, (MO)
A cura di W: Battacchi, Trattato enciclopedico di psicologia dell’età evolutiva, Piccin, Padova
A cura di Carletti-Varani: Didattica costruttivistica, Erickson, Trento
Bon, W.R. Apprendere dall’esperienza, Armando, Roma.
Piaget, J., Il giudizio e il ragionamento nel fanciullo, Boringhieri, Torino. 

Scritto nel 2006 aggiornato nel febbraio 2010. Rivisitato nel novembre 2011 e nel maggio del 2017